il commento 2

di I l governo Renzi ha smentito che si prepara a trasformare, il canone Rai in un tributo sulla casa riscosso automaticamente con la bolletta dell'elettricità. Ma la smentita riguarda un eventuale emendamento alla legge di Stabilità, essendoci ristretti tempi tecnici, mentre l'ipotesi rimane allo studio. Con l'invio nella bolletta elettrica o in altro modo, di un avviso di accertamento tributario, collegato all'utenza elettrica, non sarebbe il cittadino a stabilire se ha o no il dovere di pagare il canone, ma lo stato fiscale tramite la società elettrica o un altro soggetto a obbligarlo a ciò, con una presunzione semplice, salvo prova contraria. Il canone, diventato tributo sulla casa, non sarebbe pagato in base all'utenza, ma al reddito, misurato con indicatori fra i quali la proprietà della casa. Inoltre questo tributo sarebbe dovuto su tutte le unità immobiliari allacciate all'elettricità con utenza non commerciale o mista presumendo che ci sia almeno un computer, un laptop, tablet, o uno smartphone. Il risultato sarebbe una doppia, tripla imposizione per un solo servizio Tv o per nessun servizio Tv. La società di riscossione non potendo sapere se una data unità immobiliare con contratto gas-luce è un'abitazione o un ufficio, con usi promiscui, nel dubbio manderebbe la bolletta a tutti. Essendo l'imposta compresa fra i 60 e i 90 euro per ogni unità immobiliare, chi la volesse contestare dovrebbe dedicarci un impiego di tempo e denaro maggiore del costo. In questo modo la Rai tv trasformata da impresa finanziata con un canone e una raccolta pubblicitaria in azienda burocratica di Stato, finanziata con una imposta (ed ancora con la pubblicità!) avrebbe fatto bingo. Infatti adesso essa ha 16-17 milioni di abbonati. E sostiene che ci siano 5,5 milioni di evasori del canone, perché in Italia ci sarebbero 22,5 milioni di famiglie, al netto di quelle in coabitazione. E si suppone che tutte abbiano un televisore o una radio, ma non è così nei fatti. D' altra parte la Rai da tempo sostiene che la legge vigente del 1938 (!) obbliga al canone anche chi possiede apparecchi diversi da radio e televisori (allora in Italia inesistenti), purché atti a captare i segnali radio. Ma la questione è controversa, perché la dizione della legge del '38 è troppo vaga. Ed anche ora, in teoria, bisognerebbe pagare il canone Tv anche per le seconde case, perché la legge lo dice. Ma la Rai esita a chiedere il canone bis perché teme che la Corte costituzionale bocci la pretesa, con l'argomento che chi ha una seconda possibile utenza di solito non fa due usi pieni, ma parziali. Comprese le doppie case, le unità residenziali immobiliari in Italia sono 33,5 milioni. Essendoci altri 4 milioni di unità non residenziali, una parte delle quali a uso misto, si arriva almeno a 34 milioni di potenziali utenti a cui si potrebbe mandare la bolletta con tributo Tv. Adesso la Rai col canone di 113,50 euro e 16,5 milioni di abbonati riscuote meno di 2 miliardi Il tributo generalizzato di 90-60 euro su 32-34 milioni di utenze darebbe 2,5 miliardi. I tributi spesso iniziano con aliquote moderate, poi aumentano. L'incasso di un tributo di 90-100 sarebbe di 3 miliardi. In una economia di libero mercato, un tributo sull'uso presunto del servizio televisivo pubblico, per ogni unità immobiliare in cui ci sia l'elettricità, nella supposizione che chi ci può andare abbia almeno un computer o uno smartphone è un assurdo fiscalismo sulle case, di marca vessatoria. E il fatto che rimanga allo studio del governo è sintomatico del suo dna.

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