La dottrina di Erri De Luca: giusto querelare (gli altri)

È la libertà di parola secondo un guru. Anzi, un paraguru

Erri De Luca in tribunale a Torino per il processo sul sabotaggio della Tav
Erri De Luca in tribunale a Torino per il processo sul sabotaggio della Tav

Ci aveva spiegato che «non si processano le opinioni», che non si bandiscono «le parole contrarie», che non si può incriminare qualcuno «per l'uso di un termine», che giammai avrebbe accettato di farsi «censurare o di ridurre la lingua italiana», arrivando a sventolare in aula l'articolo 21 della Costituzione, quello sul diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero, paragonandosi con un pizzico di sovrastima a Gandhi e Mandela. E ci eravamo tutti stracciati le vesti - abboccando alla linea difensiva concordata da Erri De Luca col suo avvocato - per difendere persino il suo di pensiero, molto ambiguo e pericoloso, a difesa dei sabotatori che sfasciano i cantieri della Tav (lo hanno assolto). Tempo due settimane, e il poeta napoletano spiega meglio il suo pensiero: alcune opinioni si processano eccome, è consigliato portare in tribunale chi pronuncia certe parole contrarie (alle opinioni di Erri De Luca). Lo scrittore ex Lotta continua ha modo di spiegarlo quando gli chiedono se abbia fatto bene il sindaco De Magistris - che secondo Erri De Luca dovrebbe fare «almeno un secondo mandato», pure senza scomodare gli elettori - a querelare Massimo Giletti per aver detto in tv che «Napoli è indecorosa in certi punti, abbandonata» all'immondizia. Un'opinione forte ma legittima, almeno quanto quella di di De Luca per cui «la Tav va sabotata, le cesoie sono utili a tagliare le reti». È giusto querelare Giletti per un'opinione? Risponde il maestro napoletano: «Può servire la querela, per moderare i termini di chi si allarga troppo nei nostri confronti». Ecco, se uno si allarga, usa termini che non vi aggradano, querelatelo. È la libertà di parola secondo un guru. Anzi, un paraguru.

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