Commissario in Calabria. Miozzo scopre le carte: "Idea da folli ma lo farei"

La palla torna al Governo dopo le tante fumate nere. In ballo i soldi Ue per la sanità

Commissario in Calabria. Miozzo scopre le carte: "Idea da folli ma lo farei"

La situazione è gravissima, ma non seria. Mentre il Giornale va in stampa la Calabria non ha ancora il commissario governativo alla Sanità. Colpa dei veti M5s: il 49,8% con cui vennero eletti Nicola Morra e company è ormai un lontano ricordo, ma a dispetto delle percentuali da prefisso telefonico certificate dalle recenti amministrative in Calabria (zero consiglieri regionali, zero consiglieri a Reggio Calabria), il nome deve essere «cosa loro».

Finora chi è entrato commissario in pectore nel conclave di Palazzo Chigi ne è uscito male, malissimo. Come il tecnico di area Pd Nunzio Mostarda, che ieri sul Foglio non si capacitava del repentino dietrofront grillino sul suo nome. Prima di lui si sono bruciati ex ufficiali della Finanza come Federico D'Andrea, prefetti operativi o a riposto come Luisa Latella, Francesco Paolo Tronca o Luigi Varratta, servitori dello Stato evidentemente poco funzionali ai giochi di potere interni alla maggioranza.

Sotto a chi tocca, dunque. Il nome che circolava ieri, e che già oggi potrebbe essere bruciato, è quello di Agostino Miozzo, numero uno del Cts. «Sarebbe un po' una follia per me, ma se uno non fosse un po' matto non farebbe certe cose. Ma lasciamo discutere la politica e le istituzioni e prendano le decisioni che devono», ha ironizzato ieri a Otto e mezzo su La7.

Peccato che la situazione in Calabria non faccia affatto ridere, anzi. Emergency ha già piantato le tende insieme alla Protezione Civile. Gestirà l'ospedale che sta per essere allestito a Crotone, mentre a Polistena nella loro tenda da campo si possono già fare i tamponi.

Non sono tanto i numeri del contagio a far preoccupare (397 i nuovi casi, quattro i morti, terapie intensive appena sopra il 30%) ma la fragilità del sistema sanitario. Il governatore facente funzioni Nino Spirlì avverte l'esecutivo: «La misura è colma». Nella Regione c'è chi insiste nel chiedere la riapertura dei nosocomi chiusi tra il 2010 e il 2014 o di quelli costruiti e mai entrati in funzione. Poi ci sarebbero le strutture progettate, finanziate e mai realizzate come a Vibo Valentia, dove a due passi dalle ambulanze c'è un imponente muro di rifiuti. O come a Cosenza, dove per scongiurare il collasso è l'esercito ad aver allestito un ospedale da campo per l'emergenza.

Già, chissenefrega se il sistema è a un passo dal tilt, spolpato dagli appetiti delle cosche e dalle ruberie di qualche camice bianco furbetto. «Il sistema di potere malato che governa la sanità calabrese ha radici che affondano negli anni '80-'90, quando gli 'ndranghetisti, soprattutto della Locride, si laureavano a Messina con la pistola sul tavolo. E così parenti stretti di importantissimi boss oggi sono dirigenti», scrive Claudio Cordova, direttore del Dispaccio. E intanto la commissione Antimafia litiga per lo sfregio del suo presidente Morra alla povera Jole Santelli, lontanissima da ogni sospetto di mafiosità come certificato dal procuratore Nicola Gratteri («Mai sentito il suo nome in un brogliaccio»). L'importante è non dare altri pretesti agli alleati di questa sgangherata maggioranza per litigare. La priorità è piazzare un uomo che obbedisce agli ordini di Roma, in vista della paccata di miliardi che l'Europa farà arrivare con il Recovery fund. Sarà Miozzo? Chissà. Chiunque sia dovrà obbedire all'accoppiata Pd-M5s che vogliono mettere le mani sull'eurotesoretto e veicolare appalti, clientele e nomine, magari per recuperare i consensi necessari per riconquistare il fortino.

Questa è la morale della storia. Per Pd e M5s un amico da piazzare vale più di qualche vita da salvare.

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