Partigiani sul modello del campo largo. Il post festa della Liberazione apre la faida nell'Anpi tra querele, scissioni e addii. E il figlio di Liliana Segre saluta: "Non so se ci sono le condizioni per tenere la tessera. Questa non è l'Anpi a cui sono iscritto e di cui sarei dirigente" annuncia Luciano Belli Paci. Gli strascichi della cacciata della Brigata ebraica dalla piazza di Milano dà il via alla resa dei conti tra i partigiani. Luca Aniasi, presidente della Fiap (federazione delle associazioni partigiane), si dissocia dall'Anpi e va giù duro: "A che titolo qualcuno si arroga il diritto, e per giunta lo esercita in modo assoluto, di ammettere o escludere chi possa prendere parte alle manifestazioni pubbliche di celebrazione del 25 aprile. Chiediamo al presidente Anpi di chiarire le sue parole e chiediamo al ministro dell'Interno di garantire, in ogni piazza italiana, il diritto di chi porta la bandiera della Brigata ebraica e quello di chi porta la bandiera ucraina di sfilare in sicurezza, accanto a tutti gli altri" scrive in una nota Aniasi. Parole che segnano una rottura. Il blocco partigiano, alleato del Pd, inizia a perdere pezzi. Tra censure e faida l'associazione dei reduci della resistenza smarrisce la strada. Contro il numero uno dell'Anpi Pagliarulo è in arrivo anche la denuncia per antisemitismo: "Denuncerò io Primo Minelli per antisemitismo e Gianfranco Pagliarulo" annuncia il presidente della Comunità ebraica milanese Walker Meghnagi. "Minelli è da anni che incita l'antisemitismo. Pagliarulo dice menzogne, perché dice che abbiamo cambiato posto nel corteo. È una menzogna è che sono ignoranti e non sanno cosa sia la storia della Brigata ebraica. Dovrebbero approfondire la loro cultura su questo. Sarebbe stato un bel segnale venire con noi, non l'hanno fatto perché quello che volevano era quello che è successo ieri e poteva andare peggio". Gianfranco Pagliarulo non arretra, rilancia: "Leggiamo le farneticanti dichiarazioni del presidente della comunità ebraica di Milano Walker Meghnagi che ci accusa di fomentare l'antisemitismo. Sono dichiarazioni provocatorie, false e volutamente strumentali. Questo signore vuole così aumentare la tensione e creare nuove divisioni. Ovviamente con lui ci vedremo in tribunale". Il day after della festa della Liberazione continua ad alimentare polemiche.
Interviene sul sito setteottobre.com è Roger Abravanel, saggista ebreo italiano, figlio di una donna internata dagli italiani in un campo di concentramento nella Libia italiana che "stava per essere imbarcata sulla nave per la Germania quando fu liberata dagli inglesi". "Gli italiani che tacciono dopo i fatti di ieri, 25 aprile, fanno come gli struzzi dimenticando che l'antisemitismo in Italia è stato solo di poco inferiore a quello che c'è stato in Germania" scrive, auspicando un intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. L'intolleranza delle piazze del 25 aprile non si è manifestata solo contro la Brigata ebraica. L'altro episodio grave è avvenuto a Bologna: Tino Ferrari, è stato bloccato prima di accedere a piazza dell'Unità, in occasione della manifestazione.
Il cosiddetto servizio di sicurezza lo ha fermato mentre si stava avvicinando all'area, con rigoroso fazzolettone tricolore al collo, simbolo della Resistenza, e sventolando appese a un'unica asta le bandiere di Italia, Ue e Ucraina. E infine a Roma i giovani di Forza Italia fischiati dai gruppi di sinistra.