"Sono stata felice quando hanno letto la sentenza, la Corte mi restituisce la mia eleggibilità, ho detto in aula che sono innocente e stasera dico che sono candidata alle elezioni presidenziali". Colpevolezza confermata in appello, per la leader del Rassemblement national. Ma pena ridotta: da 4 anni a 3 di carcere, di cui due con la condizionale e uno col braccialetto elettronico.
Dunque ieri sera Marine Le Pen si è presentata in tv con giacca rosa su bianco al tg delle 20 di Tf1, rivolgendosi direttamente ai francesi, dopo aver evitato i giornalisti, a caldo, a margine dell'attesissima sentenza. "L'avevo detto il suo approccio davanti alla telecamera L'ineleggibilità poneva un problema democratico, bisogna lasciare l'ultima parola ai francesi e l'avranno". Ecco infatti il vero punto toccato ieri dai giudici di secondo grado: pur parlando di "fatti gravi", come ha ripetuto più volte la presidente del tribunale di Parigi, hanno riconosciuto "la libertà di scelta dell'elettore, condizione per l'espressione del suffragio democratico".
Niente più ineleggibilità, quindi. E tanto è bastato a far prendere alla giornata una piega diversa. Prima una riunione-fiume con lo stato maggiore del partito, per Marine. Poi un tête-à-tête con Jordan Bardella, presidente del Rassemblement national, a cui ha comunicato in anticipo la decisione di correre lei, prima di presentarsi in tv e spiegare le ragioni della sua candidatura all'Eliseo nonostante la condanna: "Dal momento che la pena a ineleggibilità è stata tolta, andrò fino alla fine e farò ricorso in Cassazione per provare la mia innocenza". Marine fa saltare così quella che poteva sembrare un'incongruenza, evidenziata dagli avversari: aveva detto e ripetuto che non si sarebbe candidata se avesse dovuto far campagna col braccialetto. Ma ieri si è detta certa della decisione della Cassazione: "Sono sicura che mi autorizzerà a fare campagna senza braccialetto elettronico sospendendo la pena, ho le mani pulite e lo dimostreremo".
Il caso che l'ha condannata è quello degli assistenti parlamentari: appropriazione indebita di fondi pubblici.
Nella sostanza, l'utilizzo di soldi del Parlamento europeo per pagare personale che avrebbe lavorato per il partito a Parigi e non per il mandato a Bruxelles. Dall'esecuzione provvisoria della pena che di fatto l'aveva esclusa dalla corsa all'Eliseo in primo grado si è giunti invece a una sentenza che consente a "BleuMarine" di restare in partita, pur con una pendenza.
Le date del voto per la presidenza sono fissate al 18 aprile e 2 maggio dell'anno prossimo. La Corte ha riconosciuto il principio della "assenza di arricchimento personale", ma sottolineato che "i fondi europei sono pubblici" e che quello che era stato considerato in primo grado un sistema fraudolento ha in Marine "l'ispiratrice", come in precedenza Jean-Marie, il padre.
Oltre a Marine, diversi eletti del partito hanno ricevuto condanne con sospensione condizionale della pena di ineleggibilità, come Louis Aliot e Nicolas Bay, consentendo loro di conservare i propri seggi. Dopo le 25 condanne nel processo di primo grado, 12 persone avevano presentato ricorso contro la decisione della Corte, incluso il Rn come persona giuridica, tracui Julien Odoul e Timothée Houssin che restano quindi in Parlamento.
Aliot può continuare a fare il sindaco di Perpignan, quattro mesi dopo la sua rielezione a marzo, oltreché fare il vicepresidente del Rn in prima fila accanto a Marine nella campagna, a sua volta condannata anche a una multa di 100mila euro.