Confessa l'assassino di Romina: "L'ho uccisa, ma non volevo. La amavo"

L'ex fidanzato della vittima dopo l'omicidio ha tentato il suicidio: "Ho perso la testa. Soffrivo perché stava con un altro"

Confessa l'assassino di Romina: "L'ho uccisa, ma non volevo. La amavo"

«Non volevo ucciderla. Io l'amo». Confessa il killer di Romina De Cesare, arrestato per omicidio volontario aggravato. Pietro Ialongo, 38 anni perito informatico, ha scritto su un foglio di carta la sua confessione per poi provare a togliersi la vita. Prima tagliandosi le vene, nella sua Audi A4 parcheggiata sulla spiaggia del Circeo, poi gettandosi in mare. Ma una pattuglia dei carabinieri lo blocca, nudo, prima di entrare in acqua. Accompagnato all'ospedale di Latina, Ialongo viene fermato e portato in Procura. Davanti al pm di Latina, Claudio De Lazzaro, e a quello di Frosinone, Barbara Trotta, crolla. «Sì, l'ho ammazzata io». Una storia maledetta, l'ennesimo femminicidio si consuma al termine di una discussione fra ex fidanzati, la notte fra lunedì e martedì, nell'appartamento che i due dividono in via del Plebiscito, a Frosinone. Amava i profumi la vittima, tanto da trasferirsi dalla provincia di Isernia, Cerro al Volturno, fino in Ciociaria per lavorare in una profumeria. Ialongo la segue, innamorato perso. Le cose fra i due, però, non vanno bene. E Romina decide di rompere. Lei ha un nuovo compagno, lui non si rassegna. In comune hanno ancora l'appartamento in centro. Romina vuole andarsene, non fa in tempo. Lunedì sera Pietro e Romina litigano furiosamente. Il killer la strangola, poi afferra un coltello e la colpisce più volte. Il medico legale conta almeno dieci ferite d'arma da taglio sul corpo della poveretta, una al fegato e un'altra al cuore. Pietro la lascia in un lago di sangue e sale in auto. Corre per tutta la notte, poi si ferma sul litorale pontino. In auto su alcuni pezzi di carta, scrive la sua condanna. Una calligrafia incerta, parole buttate lì quando capisce che è davvero finita. Prende un coltellino e si taglia i polsi ma non riesce a uccidersi. Si spoglia e decide di morire annegato. Cammina per chilometri, da Torre Paola verso Sabaudia, Ialongo, procurandosi varie ferite. È il tardo pomeriggio di martedì quando, dallo stabilimento Saporetti, avvertono i carabinieri. Intanto la squadra mobile lo cerca ovunque. Al 112 è appena arrivata la segnalazione del nuovo compagno di Romina, una guardia giurata di Alatri. Lei non gli risponde al telefono da 24 ore, lui è preoccupato. Quando la polizia sfonda la porta di casa trova il cadavere. Una gelosia asfissiante quella di Pietro, tanto che Romina sui social invitava ad acquistare un braccialetto rosa, simbolo della lotta contro le violenze. «Regalatelo a vostra moglie - postava -, a vostra figlia, madre, sorella... vi distinguerete da chi le donne le maltratta. Stop alla violenza sulle donne!».

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