Leggi il settimanale

Confindustria apre al sindacato: "Ora produttività, basta con i sussidi"

Il vicepresidente Maurizio Marchesini: "Adesso l'obiettivo è siglare un vero Patto per la crescita"

Confindustria apre al sindacato: "Ora produttività, basta con i sussidi"
00:00 00:00

Il fronte sindacale mostra un'apertura inedita sulla produttività. Ne abbiamo parlato con il vicepresidente di Confindustria per il Lavoro e le Relazioni industriali, Maurizio Marchesini.

Il sindacato sembra oggi più disponibile al dialogo. È un'impressione fondata?

"La disponibilità mi sembra reale, stiamo discutendo con i vertici, e prima che si trasmetta lungo le diramazioni sindacali occorrerà un po' di tempo. Ma è un passo sincero: Bombardieri, nella sua assemblea a Padova, ha riconosciuto che occorrono politiche industriali, perché con esse cresce l'industria, cresce la produttività e solo allora è possibile la redistribuzione, che senza crescita reale dell'economia è un'illusione contabile. Questo riconoscimento, arrivato anche da Fumarola e dalla Cgil, certifica un paradigma che abbiamo sempre sostenuto: i veri nemici del lavoro non sono dentro la fabbrica, sono fuori, sono l'instabilità internazionale e una caotica globalizzazione".

Cosa significa, in concreto, premiare la produttività?

"Una contrattazione di secondo livello davvero agganciata ai risultati aziendali: funziona meglio l'impresa, aumenta la produttività e aumentano i redditi dei lavoratori. Va impostata così anche la contrattazione nazionale. La ricchezza va creata prima di poterla distribuire, e si distribuisce non solo con il salario, ma anche con il welfare, la previdenza e la sanità integrativa. Il fatto che il sindacato, in maniera unitaria, voglia affrontare con noi questi temi è un cambio di passo notevole rispetto a un passato recente in cui c'era solo contrapposizione e non dialogo costruttivo".

C'è chi guarda a un ritorno di sussidi come il reddito di cittadinanza. Cosa pensate?

"La nostra posizione non è cambiata. Eravamo contrari allora e continuiamo ad esserlo oggi. Con le trasformazioni tecnologiche e ambientali in corso possono esserci persone che escono dal mondo del lavoro: il tema vero sono le politiche attive, andare oltre gli ammortizzatori sociali attuali, che tengono il lavoratore legato a un impiego che non c'è più. Dobbiamo, invece, accompagnarlo in un percorso di riqualificazione e inserimento: una sfida concreta, legata ai tempi della digitalizzazione e della transizione energetica".

Il presidente Orsini ha parlato di un patto per la crescita. Che percorso immaginate con il governo?

"Una parte importante è stata compiuta con il decreto Lavoro, che ha riconosciuto concetti basilari come il salario giusto e le organizzazioni che hanno titolo per contrattare: non è cosa da poco. Ascoltando il discorso della premier Meloni, accanto alla ministra Calderone, sono fiducioso che il governo ci accompagnerà e auspico anche l'opposizione: è stata riconosciuta l'autonomia delle parti e l'importanza della contrattazione. I sindacati sono riusciti a smorzare le divergenze e a produrre un documento unitario, ottima base di discussione. Stiamo andando nella giusta direzione anche se, ovviamente, occorreranno limature e integrazioni. Bisogna ancora lavorare per arrivare alla conclusione del percorso e fare di tutto per evitare sorprese inopportune".

L'Italia resta seconda manifattura d'Europa. Cosa serve per non darlo per scontato?

"Ci sono stati risultati oggettivi: disoccupazione in calo, stabilità, conti in ordine. Serve però un salto di qualità per navigare uno scenario internazionale complicato a causa dei conflitti in corso e di una guerra commerciale tra grandi potenze, con l'Europa in mezzo. Le sfide più grandi sono due: quella energetica, perché le nostre imprese pagano un costo dell'energia troppo elevato rispetto agli altri Paesi, e quella tecnologica, con la digitalizzazione e l'intelligenza artificiale.

Serve una politica industriale chiara, nazionale ed europea, e un'Europa che veda nei produttori un'opportunità e non un rischio. Questo Paese ha la pessima abitudine di parlare male di sé, ma sta reggendo meglio del previsto".

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica