"Con Berlusconi al Colle vincono l'Italia e l'Europa"

Il segretario del Ppe: "Non fatevi intimidire dagli atteggiamenti della sinistra. Con il Cavaliere al Quirinale e Draghi al governo il vostro Paese incrementerebbe la leadership internazionale"

L'allora premier Silvio Berlusconi tra Jacques Chirac e George W. Bush durante un vertice
L'allora premier Silvio Berlusconi tra Jacques Chirac e George W. Bush durante un vertice

Antonio López è un grande politico spagnolo e il più alto rappresentante del Partito Popolare Europeo, che raggruppa tutti i moderati, tra cui Forza Italia, e che ha tra i suoi deputati Silvio Berlusconi. Antonio (Tono) López è dal 2002 segretario di questo importante partito. Abbiamo parlato con lui della percezione del suo partito della candidatura di Berlusconi alla presidenza della Repubblica italiana. Prima di riferire la conversazione, è utile ricordare ai lettori che, poche settimane, fa il prof. Romano Prodi ha fatto una onesta autocritica su quanto nel passato pensava di Berlusconi, suo costante avversario, ricordando i tempi in cui lui, Prodi, era contrario ad ammettere nel Ppe anche il partito di Berlusconi: «Ma fui convinto dal Cancelliere tedesco Helmut Kohl, il quale mi disse di avere un'ottima opinione del leader di Forza Italia e devo dire che il tempo gli ha dato ragione. Il mio, fu un errore».

Il contesto è noto: il centrodestra ha tutti i titoli per chiedere e veder accolto il suo candidato per la presidenza della Repubblica, per decenni in mano alle sinistre, che oggi stanno opponendo un insensato fuoco di sbarramento per impedirlo, tentandole tutte, chi spingendo su Draghi, chi cercando di far rieleggere Mattarella o proponendo stravaganti scelte del tipo quote rosa, rilanciando campagne ormai ridicole, tentando di riaccendere una guerra civile mentale che ha appestato per troppo tempo il clima politico della Repubblica con ondate di accuse giudiziarie, tutte respinte salvo una, che è sotto l'attenzione sbalordita della Corte di Strasburgo che ha chiesto notizie al governo italiano.

Onorevole Lòpez, lei è il Segretario del Partito Popolare europeo, da quanti anni?

«Ormai sono venti».

E da quanti anni conosce Silvio Berlusconi?

«Venti, forse più».

Ha idea di quanto sia accanito ancora oggi il tentativo di demonizzare Berlusconi da parte delle sinistre?

«Sì, ma non me ne preoccuperei. È normale: la stessa cosa accade da noi in Spagna e ne sa qualcosa Mariano Rajoy. È la norma: nemo propheta in Patria. Se vuoi conoscere il valore di un cittadino del tuo Pese, chiedi a chi è fuori del tuo Paese».

Quindi lei può testimoniare su Silvio Berlusconi come politico visto dall'estero?

«Certo, ho il polso di quel che si dice in Europa e naturalmente di quello che si dice nel nostro partito. E anche oltre l'Europa».

E qual è il suo giudizio?

«Silvio Berlusconi è senz'altro, e non da oggi, la più grande risorsa e massima competenza nei rapporti internazionali. Voglio dire: nessuno ha come lui la capacità di coltivare e rendere immediatamente accessibili i rapporti personali, informali con i grandi del mondo e coltivare questi rapporti in modo costante così da essere, per forza e qualità, il protagonista e anche l'uomo indispensabile».

Quindi lei lo vedrebbe come capo dello Stato italiano?

«Penso, in tutta onestà e senza enfasi, che una presidenza di Silvio Berlusconi con un capo del governo come Mario Draghi sarebbe imbattibile e promuoverebbe l'Italia ancora più della già alta posizione di cui gode. Berlusconi e Draghi farebbero dell'Italia il Paese leader per motivi ovvi: dalla competenza al modo di fare, dalle conoscenze al patrimonio naturale degli italiani, che in questo non sono diversi da noi spagnoli».

E come spiega allora che il nome di Berlusconi faccia impazzire, letteralmente impazzire tutto il mondo di sinistra, che si straccia le vesti e si strappa i capelli alla sola idea?

«Guardi, non si meravigli, in questo atteggiamento delle sinistre tutto il mondo è paese e bisogna solo ignorare tutta questa messinscena. E pensare solo al bene dell'Europa e dell'Italia. Berlusconi e Draghi hanno entrambi questo vantaggio, che surclassa ogni altro politico italiano: sono gli unici veramente noti e apprezzati come leader in Europa. Ma penso anche che Draghi dovrebbe portare a termine il suo immenso lavoro, che Berlusconi al Quirinale sarebbe una doppia vittoria per l'Italia e per l'Europa».

Questa specifica qualità internazionale che vede in Berlusconi in cosa consiste?

«È una qualità innata. Berlusconi ha due qualità naturali: la competenza sui dossier e la dote naturale di sviluppare i rapporti umani, che rendono possibili risultati straordinari. E poi è un uomo amato. Lei dice che in Italia sono molti a detestarlo, ma quella è la sorte di tutti i leader liberali o comunque non comunisti. Sono vituperati e diffamati. Ma è una star naturale. Un giorno all'aeroporto di Malta, dove tenevamo il nostro congresso, si vide un movimento della folla nell'area degli arrivi passeggeri, una gran confusione, tutti correvano in una stessa direzione: si era semplicemente sparsa la voce secondo cui stava arrivando Berlusconi. Mai visto nulla di simile con alcun altro leader. Lo stesso accadde a Londra e non parliamo di Bruxelles. Quell'uomo ha una leadership incorporata, perché contemporaneamente autorevole ed estremamente umano. E poi, è così che la gente lo percepisce».

E con gli altri leader?

«Con gli altri leader è certamente il numero uno: dialoga costantemente con tutti i protagonisti, vecchi e nuovi. Ha una cura scrupolosa delle relazioni personali e mantiene aperto un costante dialogo con Vladimir Putin, così come con Angela Merkel, anche se ora è fuori scena, e poi alimenta un rapporto costante ed utilissimo con ex primi ministri britannici come Tony Blair e parla sia con Bill Clinton che con George W. Bush. Stessa cordialità e stessa consuetudine oggi con Joe Biden. Del resto, lei ricorderà che cosa accadde a Pratica di Mare...».

Il famoso incontro fra Bush padre e Putin, che dichiarò storicamente chiuso il capitolo della Guerra fredda. È un fatto storico molto simbolico che tutti ricordano, credo, anche i suoi detrattori.

«Quanto a questi detrattori, guardi che in Spagna è la stessa cosa. La pressione cui è sottoposto Mariano Rajoy non è diversa ed è una sorta di perversa legge di natura: in patria, i grandi uomini vengono vilipesi. Lo dicevano anche i greci e i romani. Nulla di nuovo sotto la luce del sole. Per valutare oggettivamente il valore di un grande leader, è importante guardare fuori della porta di casa e ascoltare che cosa dicono gli altri».

Che cosa avrebbe da guadagnare, a suo parere, l'Europa se Berlusconi diventasse Presidente della Repubblica italiana?

«Credo che un evento del genere renderebbe ancora più forte e credibile l'Europa politica. Oggi, per esempio, credo sia vitale avere rapporti intelligenti con la Russia perché è un momento delicatissimo che implica sia preoccupazioni per la pace sia preoccupazioni per l'approvvigionamento dell'energia. Esiste un margine grigio di incomprensioni e di tensioni che viaggiano in maniera pericolosa e che devono essere disinnescate con un dialogo in cui i protagonisti per prima cosa si riconoscano. Ogni intervento di un Berlusconi presidente italiano, penso, avrebbe effetti ottimi su tutta l'Europa. Inoltre, come pensiamo in tanti in Europa, e forse lo pensiamo tutti, l'accoppiata Berlusconi-Draghi è quella che permetterà all'Italia di fare l'ultimo grande balzo in avanti per recuperare interamente la sua autorevolezza attraverso le riforme. Come dite in italiano? La persona giusta al momento giusto al posto giusto. Ecco. La risposta con cui riempire questa casella è davvero facile e non bisogna farsi minimamente intimidire dagli atteggiamenti gradassi di chi pretende di avere diritto di veto. Lasciateli bollire nella loro acqua. L'Europa vi guarda con speranza e affetto e quindi speriamo per il meglio».

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