Conte in affanno in Europa: l'Olanda tenta il colpo finale

Il premier ammette che il negoziato sul Recovery Fund è "più complicato del previsto". Ore di fuoco al Consiglio Ue

Conte in affanno in Europa: l'Olanda tenta il colpo finale

Il negoziato sul Recovery Fund è in una fase di stallo. Ad ammetterlo è il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che in un video inviato da Bruxelles sui canali social conferma le difficoltà della delegazione italiana nel raggiungere un'intesa che soddisfi le proposte di Palazzo Chigi. Il premier appare sconsolato: sa che su questo fronte si gioca tantissimo, sia in Europa che in patria. Ma le notizie che trapelano da Bruxelles non sono certamente delle migliori. E Conte, impegnato nel ring del Consiglio Ue, sembra decisamente in affanno, tanto da confessare pubblicamente che la trattativa si stia rivelando "più complicata del previsto". Cosa che in realtà sarebbe stata abbastanza prevedibile, considerato come si è arrivati a questo vertice del Consiglio europeo: nessuno ha mai dimostrato una reale accettazione delle proposte italiane e il blocco dei Paesi "frugali" ha costruito una tracciato una serie di linee rosse che non sono mai apparse modificabili.

Lo scontro si era fatto intenso già nelle prime ore di ieri. Le fonti presenti al tavolo dei negoziati parlavano di un Conte che ha provato per tutta la notte a far capire le sue ragioni, attaccando Mark Rutte e i falchi del Nord per la loro "incapacità" di cogliere la sfida epocale che sta vivendo in Europa ma anche tirando in ballo la scarsa aderenza delle proposte olandesi al diritto dell'Unione europea. I Paesi Bassi hanno risposto picche da subito e quello che si evince anche in queste ultime ore è che da parte olandese ci sia ben poco spazio per ulteriori concessioni all'Italia. L'idea - dicono a Bruxelles - è che l'Olanda considera già un aiuto il fatto di aver comunque dato l'ok al Recovery Fund e a un Mes senza condizionalità: adesso è l'Italia a dover accogliere tutte le richieste dei frugali.

Il duello consumato nella notte si è confermato anche nelle prime ore di questa mattina fino al pomeriggio. I Paesi Bassi hanno ribadito la necessità di giungere a un accordo che tuteli le esigenze del Nord. Charles Michel, presidente del Consiglio europeo, ha proposto una bozza di accordo che soddisfa - pare - gran parte delle richieste "frugali", dal taglio agli aiuti fino al cosiddetto "freno d'emergenza" per permettere ai governi di bloccare l'erogazione in assenza di programmi statali adeguatamente orientati alle riforme. Rimarrebbero inoltre i famosi "rebate" tanto cari ad Austria e Olanda, e una serie di concessioni sui dazi.

Una bozza che sembra cucita sulle aspettative olandesi ma senza eliminare troppe garanzie richieste da Italia e altri Paesi mediterranei. Ma Rutte, forse rafforzato anche dal fatto che l'Italia appare isolata, prova ad alzare la posta in gioco. L'ultima bozza presentata dai frugali al Consiglio europeo, infatti, prevede un ulteriore taglio di 155 miliardi agli aiuti e il mantenimento del potere di veto in mano ai governi. Ipotesi su cui Contesi era dichiarato totalmente contrario. Michel ora proverà a trovare una nuova quadra, ma l'impressione è che su questo fronte non ci saranno marce indietro da parte degli olandesi né di altri governi europei, che adesso proveranno a incassare una vittoria definitiva sull'Italia. Il premier giallorosso ha anche adombrato l'accusa di dumping fiscale sugli olandesi per provare a assestare un colpo alla narrazione di Rutte, ma da quello che trapela da Bruxelles non sembra che le strategie di Palazzo Chigi stiano riscuotendo successo.

Conte spera che dall'incontro serale con Ursula von der Leyen arrivi la manna dal cielo della Commissione europea. Stessa speranza riposta nel vertice con Michel, Sanchez, Emmanuel Macron e Angela Merkel, in cui l'Italia si augura di giocarsi le ultime chance convincendo l'asse franco-tedesco. Difficile, perché la Merkel parla (anche) attraverso i frugali e gioca la sua complicata partita a scacchi per controllare l'Europa. Vuole un'intesa, così come la vuole la Francia. L'Italia rischia di essere un'arma in mano di altri: non un alleato.

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