Conte fugge dalle Comunali per evitare figuracce

Alle prossime amministrative il leader M5s non si presenterà ovunque: teme troppi flop

Conte fugge dalle Comunali per evitare figuracce

Se non si può vincere, allora è meglio non partecipare. Giuseppe Conte rovescia il tradizionale spirito olimpico di Pierre De Coubertin e dove può preferisce non presentare liste alle comunali, anziché accontentarsi di percentuali da prefisso telefonico o giù di lì. Con la data del voto fissata per il 3 e il 4 ottobre c'è tempo fino al 4 settembre per candidarsi nei 1162 comuni che saranno chiamati alle urne tra meno di due mesi, ma il M5s è in difficoltà quasi dappertutto. E l'incoronazione di Conte come nuovo leader sta accelerando le procedure di annullamento delle candidature nei contesti in cui sarebbe più complesso ottenere un risultato dignitoso. Molti deputati e senatori radicati sul territorio stanno lanciando l'allarme. La strategia del neo presidente del Movimento viene spiegata così da diverse fonti parlamentari: «Conte presenta le liste dove sa che vince o che va bene, dove sa che andrà male sceglie di non correre, ma così uccide la politica nei territori, che vive anche di liste e candidature». Gli eletti che fanno da cinghia di trasmissione tra Roma e le istanze locali denunciano una mancanza di attenzione da parte dei nuovi vertici in vista della competizione delle amministrative. Sono convinti, a differenza di Conte, che per mantenere vivo l'attivismo e radicare il M5s sarebbe utile presentare liste in ogni comune. Ma il nuovo corso grillino prevede un reset da Nord a Sud. Così, osservando la situazione da questa prospettiva, l'ex premier non è troppo dispiaciuto per il caos sui territori. Ha affidato la pratica delle comunali a Paola Taverna e si tiene a distanza dalle rogne.

Le difficoltà a Benevento e Caserta stanno provocando la ribellione parlamentare. Nel primo caso il M5s ha annunciato un accordo con il candidato del centrosinistra, ma ancora non c'è la lista, considerata «a rischio». Mancano i candidati, gli attivisti sono spaccati e il nuovo gruppo dirigente pensa al passo indietro. Come è accaduto a Caserta, dove il Movimento ha deciso di non presentarsi alle prossime elezioni. Troppe divisioni, alte le probabilità di una figuraccia in termini di voti. Sempre al Sud ci sono problemi in alcune città della Sicilia, regione in cui i Cinque Stelle hanno avuto un boom elettorale alle politiche del 2018. A Misterbianco, provincia di Catania, e Porto Empedocle nell'agrigentino i pentastellati potrebbero sparire dalla scheda elettorale.

Al Nord il quadro è ancora più desolante. Basta pensare a ciò che sta succedendo a Milano. Nel capoluogo lombardo il M5s ha tentato un apparentamento con la coalizione guidata dal sindaco uscente Beppe Sala, ma l'operazione non ha visto la luce. E adesso manca un candidato sindaco per una corsa solitaria che partirà con le peggiori aspettative. A Savona, Novara, Rho, Domodossola e Cesenatico lo stato maggiore spinge per un passo indietro. In alcuni comuni più piccoli gli esponenti 5S si stanno candidando nelle liste civiche, senza presentare il simbolo del partito. Un atteggiamento che indispettisce gli alleati del Pd. Al Nazareno non si fidano più dell'ex avvocato del popolo.

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