Conte non scende in campo: "Paura di perdere contro Calenda"

Dopo un susseguirsi di dichiarazioni e rumors, Giuseppe Conte declina l'offerta di candidarsi col centrosinistra nel collegio lasciato libero da Roberto Gualtieri. Troppo alto il rischio di perdere

Conte non scende in campo: "Paura di perdere contro Calenda"

"Ringrazio il Pd e Letta per la disponibilità e la lealtà nella proposta", ma "dopo un nuovo supplemento di riflessione ho capito che in questa fase ho ancora molto da fare per il M5S. Non mi è possibile dedicarmi ad altro". Così Giuseppe Conte, al termine di una giornata in cui si sono susseguite una serie interminabili di dichiarazioni e di rumors, chiude all'ipotesi di candidarsi alle suppletive a Roma.

Il Pd lettiano, per rinsaldare l'alleanza col M5s, aveva pensato di proporre Conte come candidato nel collegio lasciato libero da Roberto Gualtieri dopo la sua elezione a sindaco di Roma. Una mossa che aveva generato la decisa reazione d Carlo Calenda che si era detto pronto a sfidare l'ex premier. "Non ce l'ho con Conte personalmente, semplicemente ritengo che i 5 stelle devono scomparire soprattutto da Roma dove hanno fatti disastri, mentre il Pd vuole tenerli in vita a tutti i costi", ha dichiarato il leader di Azione nel corso della presentazione del libro di Marco Bentivoglio, ex segretario della Cisl e tra i possibili candidati dei riformisti (leggasi Renzi e Calenda) in quel collegio.

“Conte ha avuto paura di perdere contro Calenda e, quindi, ha rifiutato. Se perde, è finito”, dice a ilGiornale.it un autorevole esponente del M5S. E il rischio di una sconfitta era più che probabile tanto è vero che, in casa Pd, ammettono: “Quella di Conte sarebbe stata indubbiamente una candidatura autorevole, ma molti dentro il partito hanno protestato, soprattutto la base romana”. Secondo il deputato renziano Michele Anzaldi, quello di Conte non è stato un ritiro, ma “un passo obbligato dopo le agenzie di oggi”. “Da che sembrava una scelta scontata, col passare delle ore, è diventata difficilissima e, forse, una sconfitta sicura. D'altronde la matematica gli era contro: la Raggi, sindaca uscente, in un collegio come quello del centro storico di Roma, ha preso il 9%”, ricorda il deputato di Italia Viva. Proprio in quel collegio, invece, alle ultime elezioni comunali, Calenda aveva superato Gualtieri ottenendo il 31,7% dei consensi.

Conte, da solo, non avrebbe mai potuto vincere, ma solo col supporto della coalizione. “Nel Pd, però, hanno fatto il passo molto più lungo della gamba. Non c'è stata manco una riunione per decidere tutti insieme”, spiega Anzaldi che aggiunge: “Senza una condivisione tra tutti gli alleati di una scelta così importante, è chiaro che da una parte hai Conte e dall'altra Calenda il quale avrebbe battuto sia il Pd sia l'ex premier”. Ma Non solo. “Anche il centrodestra ne avrebbe potuto approfittare per sconfiggere sia Conte sia il Pd che ora è dato come primo partito”, chiosa il deputato renziano.

E se Conte ha superato il problema di un'eventuale sconfitta nelle urne declinando l'offerta di una candidatura, in casa M5S deve affrontare ancora parecchi malumori. “Molti di noi sono incazzati per la scelta dei coordinatori dei vari comitati. In particolare Giulia Sarti che è presidente del comitato giustizia, lei che è la più manettara di tutti”, ci dice la nostra fonte che, sul tema, sottolinea: “Sorprende che la nuova visione del M5S sulla giustizia sia rappresentata da colei che è esponente della linea più vecchia”. Insomma, il nuovo corso del M5S non piace e “molti, pur di far fuori Conte, durante le votazioni per il Quirinale, sono pronti a votare chiunque eccetto il nome che lui proporrà”.

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