"Niente Iva sui prodotti di prima necessità". Il piano del Cav contro l'inflazione

La proposta di Berlusconi contro i rincari derivanti dall'inflazione: azzerare l'Iva sui prodotti di prima necessità per tutelare le famiglie

"Niente Iva sui prodotti di prima necessità". Il piano del Cav contro l'inflazione

Silvio Berlusconi prosegue nella presentazione del programma di governo di Forza Italia e nell'ultimo post di presentazione agli elettori ha anticipato la volontà di voler eliminare l'imposta sul valore aggiunto dai prodotti di prima necessità. Uno strumento d'emergenza per far fronte alla crescente inflazione, in modo tale da da alleggerire il peso sui cittadini, soprattutto nelle fasce più deboli e fragili della popolazione. Il Cavaliere rilancia l'abbattimento dell'Iva a fronte degli aumenti notevoli registrati negli ultimi mesi anche su beni alimentari primari quali pane e latte, che dovrebbero essere sempre e comunque accessibili a tutti, anche alle fasce più deboli.

"Di fronte all'inflazione, che sta erodendo i redditi e i risparmi delle famiglie, vogliamo azzerare l'Iva sui prodotti di prima necessità come il pane, la pasta o il latte", ha scritto Silvio Berlusconi nel suo post. La proposta del Cavaliere rappresenta un aiuto concreto per tutte le famiglie, costrette a fare i conti con un carrello della spesa sempre più caro, che va a incidere in maniera importante sulle finanze domestiche soprattutto di quei nuclei costretti a fare attenzione anche al centesimo per arrivare a fine mese.

Secondo l'ultimo report di Coldiretti, il balzo dell'inflazione costerà alle famiglie italiane 564 euro in più solo per la tavola nel 2022, a causa del mix esplosivo dell'aumento dei costi energetici legato alla guerra in Ucraina e del taglio dei raccolti per la siccità. I dati sono impietosi: "I prezzi della frutta fresca o refrigerata aumentano su base annua del +8,8%, mentre quelli dei vegetali freschi o refrigerati del +12,2% anche a causa dell'andamento climatico anomalo che ha favorito anche le speculazioni come nel caso dell'uva da tavola in Puglia, pagata agli agricoltori 0,50 euro al chilogrammo per poi essere venduta al supermercato a cifre fino a 4 euro".

Ma se questi dati sembrano preoccupanti, lo sono ancora di più quelli dei prodotti cerealicoli: "La categoria per la quale gli italiani spenderanno complessivamente di più è però pane, pasta e riso, con un esborso aggiuntivo di quasi 115 euro. Precede sul podio carne e salumi che costeranno 98 euro in più rispetto al 2021 e le verdure, con un aumento di 81 euro. Seguono latte, formaggi e uova con +71 euro e il pesce con +49 euro, davanti a frutta e oli, burro e grassi".

Appare evidente che, davanti a questi rincari, la proposta di Silvio Berlusconi sia mossa dal buon senso e dalla necessitò di evitare il tracollo economico delle famiglie italiane, specialmente le più fragili. Con il taglio totale dell'Iva, che porterebbe a un abbassamento dei prezzi, si può mettere in campo una prima misura argine contro l'inflazione galoppante.

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