Coronavirus, il governo pensa all'aumento del deficit

La misura per contrastare l'emergenza del Covid-19 è attesa domattina

Circa 13 miliardi di risorse contro l'emergenza Cornavirus reperite con l'aumento del rapporto deficit/Pil sino al 2,8%.

Si tratta di una misura choc quella attesa in Consiglio dei ministri, con uno scostamento dei parametri di stabilità finanziaria previsti dall'Europa ma che sono necessari al nostro Paese per intervenire contro l'avanzare del Covid-19 e per sostenere le aree maggiormente colpite con provvedimenti di sostegno economico.

Entro domani mattina il Cdm dovrebbe esaminare la relazione con la richiesta di scostamento dagli obiettivi programmatici di bilancio, aggiornata con un nuovo target di indebitamento netto, superiore al 2,5% concordato con la Ue nei giorni scorsi. L'obiettivo oscilla tra il 2,8% e il 2,9% mantenendosi, comunque, al di del la soglia invalicabile del 3%.

Il margine resterà in stand by per essere utilizzato solo in caso di dover liberare risorse aggiuntive, ma molto dipenderà dall'esito del confronto con Bruxelles per sbloccare un ulteriore 0,4% del Pil, ovvero altri 7 miliardi circa. Tutto si andrà ad aggiungersi, così, ai 6,3 miliardi di deficit aggiuntivo già annunciati e porterebbe l'entità della misura di contrasto al Coronavirus ad oltre 13 miliardi. Una parte di questi fondi, circa 10 miliardi, serviranno a finanziare il decreto legge con le nuove misure a sostegno di imprese e famiglie, mentre il resto potrebbe essere utilizzato in un secondo tempo.

Per fare ciò, però, il governo dovrà chiedere il via libera delle Camere, previsto per domani, perché le misure di finanziamento del disavanzo rende necessario il ricorso alla procedura straordinaria prevista dall'articolo 81 della Costituzione con il voto a maggioranza assoluta dei componenti delle due Camere. Prima dell'approdo della Relazione e delle relative risoluzioni nelle Aule dei due rami del Parlamento, il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, sarà ascoltato, in videoconferenza, dalle commissioni Bilancio di Camera e Senato. L'Aula di Palazzo Madama discuterà dalle 15 la Relazione e, dopo gli interventi del relatore e del rappresentante del governo, si passerà direttamente alle dichiarazioni di voto, sulle proposte di risoluzione. L'esame di Montecitorio partirà invece a distanza di un’ora, verso le 16, e il voto è previsto per le 17:30. Una volta incassato il via libera del Parlamento il governo potrà varare, entro la settimana, il nuovo decreto legge.

"Sono ore importanti perché domani in parlamento si autorizzerà a maggioranza assoluta la possibilità di usare nuove risorse", ha dichiarato il viceministro all'Economia Laura Castelli sul tema dell'aumento del deficit, e continua: "L'obiettivo è permettere a imprese di avere liquidità per non chiudere. Anche opposizioni unite a noi" a questo scopo, aggiunge Castelli. Il decreto sarà un pacchetto che interessa anche mini imprese, anche con un dipendente, e stagionali, spiega. Sulla famiglia ci sarà la possibilità del congedo o il bonus tata. Costo misure? "Ci teniamo su cifre dette questi giorni, ci sarà anche una fase 2".

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Commenti
Ritratto di Quintus_Sertorius

Quintus_Sertorius

Mer, 11/03/2020 - 10:19

L'Italia ha la stessa libertà di una provincia sotto uno Stato centralista. Colpa dei piddoleghisti ex democristiani, che con la privatizzazione della Banca d'Italia, la riforma dell'Articolo 117, lo SME, l'euro hanno svenduto un paese indipendente e sovrano per un piatto di lenticchie. PD, M5S, FI, Lega, FdI = rivali per salvare le apparenze, programmi identici.

Ritratto di asso_idefix

asso_idefix

Mer, 11/03/2020 - 14:30

Non hanno fantasia...siamo entrati in un lampo nella fase di austerity più restrittiva mai vista. Monti è stato un dilettante a confronto del covid19. Visto che siamo agli arresti domiciliari seduti sul divano i nostri consumi sono crollati. Ciò significa che molti di noi (non tutti...) potrebbero tranquillamente vivere con una forte riduzione dello stipendio o delle rendite in generale. Il Governo quindi potrebbe travasare queste grandi risorse verso quelle categorie di imprese, partite IVA, o altro, che hanno perso il lavoro o stanno per fallire. Basterebbe incaricare i commercialisti per sapere a chi indirizzare questi fondi che non andrebbero quindi prelevati facendo deficit (altro debito pubblico) ma semplicemente decurtando stipendi, affitti, pensioni e rendite da coloro che potrebbero farne a meno. Ripeto, non da tutti, ma da molti sì.