Corruzione in Toscana: salta il primo indagato

Silurato Gori, potente capo di gabinetto del governatore Giani. Le infiltrazioni delle cosche

Corruzione in Toscana: salta il primo indagato

D opo il disastro della campagna vaccinale toscana, finita anch'essa sotto la lente della magistratura, un'altra grana per Eugenio Giani. Lo scandalo che collega la sinistra regionale alla ndrangheta e allo sversamento di rifiuti conciari nei corsi d'acqua, provoca uno tsunami di fango che travolge Palazzo Strozzi Sacrati. E il governatore della Toscana, seppur non ancora indagato, ne viene direttamente coinvolto. La maxinchiesta della Dda di Firenze su presunti reati ambientali nel comparto conciario di Santa Croce Sull'Arno (Pisa), il più grande distretto della concia italiano (500 aziende e quasi seimila addetti per un fatturato di 2 miliardi e 400mila euro) che ha portato a 6 custodie cautelari (una in carcere) e 10 avvisi di garanzia, ha come primo effetto quello di far saltare la testa del potentissimo Ledo Gori, braccio destro di Giani, factotum della Regione, indagato per corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio e descritto dai pm come l'anello di congiunzione tra il malaffare e la politica.

«Ho piena fiducia nella magistratura e spero sia fatta chiarezza il prima possibile commenta Giani - Ho disposto che le funzioni di capo di gabinetto siano attribuite in via transitoria al direttore generale della Regione. Abbiamo il dovere di preservare la Toscana da infiltrazioni mafiose». Già capo di gabinetto di Enrico Rossi, la sua ombra per 10 anni, riconfermato da Giani, non c'è dossier in Regione che non passasse dalla scrivania di Gori. Più influente di tutti gli assessori messi insieme, materia grigia che regolava i rapporti tra enti e aziende. Come lo descrive Stefano Mugnai, vice capogruppo di Forza Italia alla Camera, «una via di mezzo fra il mister Wolf di Tarantino e il Primo Greganti di Botteghe Oscure».

È il collaudato sistema di potere della sinistra in Toscana, che attraverso la politica crea consensi, terreno fertile per le mafie. Il gip ritiene che Gori abbia fatto da mediatore tra i vertici dell'associazione conciatori di Santa Croce sull'Arno e i vertici della Regione, per autorizzazioni, deroghe, espedienti, finanziamenti a fondo perduto, nomina di soggetti graditi ai signori del cuoio a capo degli enti di controllo.

Per la procura, Gori si sarebbe reso disponibile a soddisfare le richieste del gruppo criminale, composto tra l'altro dai vertici dell'associazione conciatori, in cambio del loro impegno a sostenere la sua riconferma come capo di gabinetto anche con Giani per 100mila euro all'anno.

Indagato sempre per corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio anche l'ex presidente della Provincia di Pisa e oggi consigliere regionale Pd, Andrea Pieroni, che avrebbe presentato, dietro il compenso di appena 2.500 euro per finanziare la campagna di Giani, un emendamento alla legge sulla tutela delle acque dall'inquinamento. «Qualcosa tu a Giani gli devi dà», dice intercettato mentre parla con Aldo Gliozzi, direttore dell'associazione conciatori (ai domiciliari con l'accusa di associazione per delinquere).

Infine, nel registro degli indagati è finita anche la sindaca di Santa Croce sull'Arno, Giulia Deidda (Pd): corruzione, abuso d'ufficio e associazione a delinquere in concorso con imprenditori legati alle cosche calabresi.

Dalle carte emerge che la sindaca, che è anche presidente del Polo Tecnologico Conciario (Po.te.co.), abbia fatto pressioni su Giani affinché Gori restasse al suo posto in cambio del voto dei conciatori: «A Giani si sente in una intercettazione - gli ho fatto il lavaggio del cervello. Ledo bisogna che rimanga per fare tutto quello che ha fatto finora». Calpestare leggi e ambiente.