Così Berlino risponde alla Cina

diLa compagnia tedesca Fraport compra quattordici aeroporti locali greci per 1,2 miliardi. Il governo di Atene glieli cede per ingraziarsi il «sì» di Berlino al terzo programma di aiuti alla Grecia. Nei padiglioni dell'Expo di Milano Renzi, invece, ha chiesto ad Angela Merkel una deroga di 0,4 punti di Pil nel nostro deficit, che Merkel ha negato. Il nostro premier non ha chiesto la riflazione della Germania, ossia una politica di espansione della sua domanda interna allo scopo di ridurre il surplus della sua bilancia dei pagamenti, che costituisce una autentica anomalia, avendo superato nel 2014 i 200 miliardi di dollari, con una conseguente deflazione del resto dell'eurozona. Frattanto, la crisi economico-finanziaria della Cina si sta ripercuotendo negativamente sull'eurozona, tramite i dubbi sulla capacità della Cina di crescere del 7% e tramite gli effetti negativi che la svalutazione dello yuan sta creando per le economie dei paesi emergenti dell'Asia e dell'Africa.

Angela Merkel, per conto suo, invece una strategia per porre rimedio a questi danni, per l'economia tedesca, ce la ha. Punta sull'acquisto di posizioni strategiche nei paesi europei in difficoltà. La compagnia tedesca Fraport ottiene il diritto a comprare i quattordici aeroporti mediante una legge varata dal governo di Atene che dà il via libera alla privatizzazione decisa dal precedente governo liberal conservatore di Samaras, che Tsipras aveva bloccato, per difendere l'interesse economico nazionale, ma soprattutto l'occupazione, che, a quanto sembra, in queste imprese pubbliche greche, è (come in altre) in eccesso. La Germania è il paese europeo maggiormente danneggiato dalla crisi cinese, in quanto l'export tedesco extra eurozona, in particolare di automobili e di macchinari, è stato sin qui «tirato» dalla elevata domanda cinese. Anche la Cina ha, come l'eurozona, un problema di difficoltà di crescita derivante dall'eccesso del suo surplus commerciale e dalla carenza di espansione della domanda interna. Essa per sostenere la sua crescita, ha cercato di espandere la domanda interna. È seguita a ciò la nota bolla finanziaria che, poi, è scoppiata, turbando i mercati internazionali. Il governo di Pechino ha lasciato cadere il cambio dello yuan per sostenere il tasso di crescita del 7% con l'export. Cerca un bilanciamento, fra produzione domestica sostitutiva delle importazioni, ad esempio dalla Germania ed aumento del proprio export.

La Germania cerca altre aree in cui espandersi, per compensare queste nuove difficoltà. Fraport, una gigantesca compagnia con 80mila addetti, che gestisce l'aeroporto di Francoforte e infrastrutture correlate, e che sino ad ora, nella madrepatria, oltre a quello di Francoforte aveva in gestione solo l'aeroporto di Hannover e, fuori dalla Germania, quelli di Lubiana, Dakar, Delhi e Pittsburgh, adesso diventerà gestore quasi monopolista degli aeroporti greci, che hanno un gigantesco traffico turistico e potrà espandersi nelle infrastrutture correlate. Berlino non ha ancora dato il «sì» definitivo al nuovo aiuto alla Grecia. Anche se legalmente non lo collega all'operazione di Fraport, di fatto i due eventi appaiono collegati. Ufficialmente è l'eurogruppo che deve dire «sì» all'aiuto alla Grecia, che è a carico della Germania solo per la quota del 25%. Ma la Francia che ha la quota del 20% e l'Italia che il 17% hanno già detto «sì». Le contropartite le ottiene la Germania che ha assunto un ruolo egemone. Il surplus commerciale tedesco, in questo caso, non viene impiegato per finanziare investimenti esteri con puri principi di economia libera, ma con una combinazione fra strategie fiscali targate «euro» e operazioni di mercato. La politica del rigore diventa strumento di espansione, con un impasto fra principi liberali di ortodossia finanziaria e principi neo mercantilisti di impiego del potere politico per fini di economia di mercato, secondo la dottrina di Friedrich List, che li predicava per la nazione tedesca alla metà dell'Ottocento. Sullo sfondo c'è il fallimento delle sinistre tardo comuniste come Syriza di Tsipras, che svoltano verso una disperata imitazione delle politiche liberali, realizzando il peggio dei due modelli.

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