Così l'emergenza salda l'alleanza tra M5s e Pd

Le priorità, è del tutto evidente, sono altre. Ma è nelle umane cose, soprattutto quelle delle politica, ragionare sull'oggi guardando anche al domani.

Le priorità, è del tutto evidente, sono altre. Ma è nelle umane cose, soprattutto quelle delle politica, ragionare sull'oggi guardando anche al domani. E il futuro, politicamente parlando, sono il referendum confermativo sulla riforma costituzionale che taglia il numero dei parlamentari e la tornata di sette elezioni regionali che si dovrebbero tenere tra il 15 aprile e il 15 giugno. Il primo è stato già prorogato e slitterà alla fine dell'anno, le seconde invece saranno certamente posticipate ma ancora non è chiaro di quanto. Probabilmente di tre mesi, scavallano così l'estate. Una scelta ovviamente dettata dall'emergenza, ma che politicamente si porta dietro due elementi a favore della maggioranza che sostiene il governo Conte.

Il primo è che rinviare il voto non fa piacere soprattutto alla Lega, il partito che prima che esplodesse questa crisi sanitaria veleggiava con i sondaggi in poppa, quasi sempre sopra la soglia del 30%. Rischia insomma di essere Matteo Salvini - e l'intero centrodestra - quello che pagherà politicamente di più questo rinvio. Il secondo elemento, invece, è che il tempo non potrà che favorire il saldarsi dell'alleanza tra M5s e Pd. Nata per necessità dopo la crisi agostana aperta dal leader della Lega, infatti, grillini e dem sono ora dalla stessa parte della barricata a gestire un'emergenza senza precedenti. Con dei distinguo e in alcuni casi delle forti frizioni tra Giuseppe Conte e il Pd, visto che è stato in più circostanze il partito di Nicola Zingaretti a spingere per misure più restrittive su cui il premier era invece titubante. È successo prima per la chiusura delle scuole e poi per l'estensione della zona rossa a tutto il Paese. Detto questo, è di tutta evidenza che queste settimane stanno saldando l'intesa tra i due partiti, non fosse solo perché nei momenti di difficoltà non si può far altro che fare quadrato. Se da questa crisi il governo ne uscirà a testa alta, infatti, il successo non potrà che essere di tutti. E viceversa. Se Conte non riuscirà a gestire a dovere l'emergenza - e in diverse situazioni ha dato segnali non incoraggianti, l'ultimo ieri sera nel braccio di ferro con la Lombardia che chiede un altro giro di vite - a pagare pegno sarà evidentemente anche il Pd. Destini incrociati, insomma.

Così, è nelle cose che in queste settimane l'ala «contiana» del Movimento stia riprendendo fiato, mentre la corrente dimaiana sembra sempre più all'angolo. Ipotizzare uno strappo dentro il M5s per spostarsi verso destra come avrebbe voluto fare Luigi Di Maio solo un mese fa, infatti, oggi è assolutamente impensabile. È di tutta evidenza che l'Italia - così come il governo e la politica tutta - ha altri problemi. Sarà probabilmente inevitabile, però, che alla fine di questa drammatica crisi, M5s e Pd si ritrovino sulla stessa barca. E il fatto che la corposa tornata di Regionali slitti in autunno crea tutte le condizioni affinché grillini e dem possa presentarsi sostenendo candidati comuni.

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Commenti
Ritratto di 02121940

02121940

Dom, 22/03/2020 - 17:04

Ciò che salda l’accordo tra M5S e sinistra non è l’emergenza “coronavirus”, ma l’interesse reciproco di resistere al governo, fino all’inevitabile scadenza del quinquennio. Ciò grazie alla forza politica che M5S ha ancora, ma solo in Parlamento, mentre tra la gente di strada, gli Italiani veri, la popolarità ottenuta con la promessa del Reddito di Cittadinanza si è dissolta. Quindi, obbiettivo politico è resistere, alla faccia degli Italiani veri, quelli che per vivere lavorano.