Così il Nord-Est dimentica l'eurexit

"Se Salvini dice no a Draghi, in Veneto la Lega perde il 50% dei voti"

Così il Nord-Est dimentica l'eurexit

adova La messa è finita. Gli imprenditori sanno che dopo Draghi c'è l'abisso. E anche il Veneto, roccaforte leghista, lo «Zaiastan» che spazia fino alla Venezia Giulia, aderisce alla conversione salviniana. È l'effetto Draghi, che ha folgorato un po' tutti, compreso il tessuto imprenditoriale del nord-est. Ma cosa è cambiato? Cosa spinge un imprenditore del nord, che vota Lega da tempo, a dire sì a Draghi, quando tre anni fa sosteneva lo stesso Salvini nella sua linea anti-euro, marcatamente lepenista, anti-atlantica, quella che poco ha a che vedere con il green di Ursula, e proprio niente con i Borghi e i Bagnai? All'improvviso o si fa l'Europa o si muore, per dirla alla garibaldina.

«Guardi racconta al Giornale Gabriele Piccolo, titolare di Fpt Industrie di Venezia, leader nel settore macchine utensili, che per la prima volta dopo 48 anni ha chiuso il bilancio in grave perdita (6 milioni) io ero a casa con mia moglie e quando ho saputo la notizia di Draghi sono andato giù in cantina, ho preso una bella bottiglia di Prosecco e l'ho stappata. Tra noi imprenditori, questo nome gira da più di un anno. Sapere che quest'uomo, che è l'unica personalità credibile che abbiamo in Italia, sarà al governo, non ha prezzo. Da giovedì scorso tutto questo entusiasmo ha portato a una ripartenza del mercato, la psiche fa sì che stia scattando una molla importante. In questo momento chi starà fuori da questo movimento rimarrà un partito di estrema opposizione. Ma il nostro cuore è di centro, anche centro-destra. Chiunque abbia a cuore il futuro del nostro Paese, sa che questa è la via giusta. La Meloni si è defilata, cosa ottiene? L'emarginazione. Io non faccio il portavoce della Lega ma se Salvini non fosse stato con Draghi, in Veneto avrebbe perso il 50% dei consensi».

Anche perché c'è Lega e Lega: «Quella che abbiamo visto crescere in Veneto non è certo la Lega di Salvini dice Mario Carraro, 91 anni, fondatore del Gruppo Carraro, che del mondo dell'industria ha segnato la storia - bensì la Lega del Veneto. Ora governa Zaia, ma la Lega in Veneto non andava d'accordo nemmeno con Bossi. Da anni seguo la stampa internazionale e le posso assicurare che Draghi ha la stima di tutto il mondo. Credo sia la sola soluzione che abbiamo. Questa è una crisi molto difficile perché dobbiamo terminare la pandemia per poter giocare a carte scoperte e recuperare anche i ritardi di vent'anni prima», conclude Carraro.

«La Lega mi sembra uno dei tanti partiti centralisti dice Roberto Brazzale, titolare del burrificio di famiglia, nato nel 1794 -. Magari è una svolta per non rimanere fuori da un governo che farà volumi di spesa pubblica mai visti. Ha già dimostrato di saper fare bene i compromessi con il Conte uno, tra la posizione ideologica di Borghi e Bagnai e il dover fare i conti poi con la realtà».

Già, la realtà. «Da quando si è sentito parlare di Draghi il futuro è molto più roseo dice Paolo Mason, che guida Plissé, nel mondo della moda da 32 anni -: c'è molta più fiducia rispetto a prima e questa è la prova che la politica influisce sul mercato. Ora non si tratta più di essere Lega o altro, si tratta di essere compatti. Salvini ha fatto la scelta giusta. Rinunciare alla propria ideologia per l'Italia». Già. Non è più tempo di ideologie. Ora davvero la messa è finita. Dieci anni di sovranismi contro europeismi andati in pace. Amen.

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