"Il crac del credito? Scenario estremo"

Il market strategist: "Con un piccolo scarto, Renzi resta e l'incertezza cala"

"Il crac del credito? Scenario estremo"

Contro il terrorismo finanziario, contro l'ingerenza di chi mette il naso nei fatti nostri, c'è un unico rimedio: calma e gesso. Anche per evitare di dare eccessivo peso ad analisi che hanno la pretesa di essere così autorevoli da condizionare le sorti del voto referendario. Quando invece, come nel caso del Financial Times che vede a rischio il futuro di otto banche italiane se vince il «No», sono viziate da un peccato capitale: un eccesso di pessimismo. «È uno scenario estremo, quello del quotidiano inglese. E non è il nostro», dice schietto Vincenzo Longo, market strategist per IG.

Cosa è più probabile che accada, allora?

«Un'affermazione di misura degli italiani contrari alla riforma costituzionale. Un 52% contro un 48%, un risultato che consentirebbe a Renzi di continuare a governare, magari dopo un rimpasto. Non sarebbe un evento così drammatico. Lo spread Btp-Bund salirebbe al massimo a quota 220».

In questo modo le operazioni di rafforzamento che riguardano le banche verrebbero facilitate?

«Se il premier può proseguire fino al 2018, ci sarà meno incertezza. Ciò potrebbe convincere il Qatar a diventare un socio stabile di Mps. Sarebbe un primo passo».

Il risanamento del Monte resta comunque complicato...

«L'operazione è molto articolata, non esclude il bail in e anche in condizioni normali non potrebbe essere gestita in assoluta tranquillità. D'altra parte, si tratta dell'ennesimo aumento di capitale proposto ad azionisti che non ce la fanno più, con una scelta di negare il diritto d'opzione che non condivido».

Un fallimento della ricapitalizzazione potrebbe creare un effetto domino fino a toccare Unicredit?

«Unicredit è l'unica banca sistemica italiana, ma potrebbe accusare il colpo se qualcosa con Mps va storto. Ad esempio, potrebbe far slittare il suo aumento di capitale, o la cessione di Pekao e delle sofferenze. E non va dimenticato che i titoli di Intesa SanPaolo, dall'elezione di Trump, sono andati peggio di quelli di Deutsche Bank, che è molto meno patrimonializzata. La spia dei timori dei mercati è anche questa».

Ma la City è davvero preoccupata per l'esito del referendum?

«Per i grandi investitori a Londra c'è troppa confusione tra i sostenitori dell'austerity e chi è contrario. In generale, l'Italia è vista come il Paese che può anticipare ciò che potrebbe accadere nel 2017-2018 col voto francese e tedesco: un'affermazione delle spinte populiste».

La Bce di Mario Draghi che ruolo ha in questo momento?

«La Bce rivedrà i criteri di ripartizione dell'acquisto di titoli, spostandoli su Italia e Spagna. Poi, potrebbe annunciare il tapering, rallentando gli acquisti mensili. Quando finirà la copertura di Draghi, sarà meglio che le nostre banche abbiano risolto i problemi di ricapitalizzazione».

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