Risarcimenti subito, chiedono gli avvocati delle vittime di Crans Montana. Si cerca una soluzione per poter dare ristoro ai feriti e alle famiglie che hanno perso i loro cari nel rogo del Constellation senza dover attendere anni di procedimenti civili. La strada però è in salita, e rischia di essere lunga. I legali che assistono genitori e ragazzi sperano che a questo punto lo Stato italiano si faccia carico almeno di una parte dei risarcimenti, e che poi si rivalga sulla confederazione. La priorità, secondo l'avvocato Alfredo Zampogna, che difende la famiglia di Chiara Costanzo, è "la costituzione di un fondo per aiutare concretamente i parenti delle vittime, perché il processo si preannuncia lungo, durerà non meno di due anni, se non tre". E poi, secondo il legale, "il vero tema è capire se lo Stato italiano venga ammesso come costituzione di parte civile; ancora non lo sappiamo, perché ancora il ministero pubblico non ha deciso. Ho dei dubbi seri che questo possa avvenire".
Ieri a Roma c'è stato un incontro tra i pm che conducono l'indagine per disastro e omicidio colposo, parallela a quella svizzera, e i familiari dei sei ragazzi italiani che hanno perso la vita nel rogo. Nell'incontro è stato fatto il punto sulle indagini in corso, non facili, visto che molto dipende dall'atteggiamento della Svizzera, che dovrebbe trasmettere tutti gli atti ai colleghi italiani, in virtù di una promessa collaborazione che però appare ancora poco sostanziosa. "Vorremmo proporre al governo italiano una modifica della norma che ad oggi esclude la perseguibilità dei casi che vedono i nostri cittadini colpiti all'estero da reati e che quindi sono alla mercé delle possibili inefficienze degli ordinamenti stranieri", ha proposto ieri l'avvocato Simone Faiella. Ma per Fabrizio Ventimiglia, che rappresenta la famiglia di Sofia Donadio, rimasta ferita nel rogo, "resta fondamentale assicurare in tempi rapidi un equo risarcimento per tutte le vittime, che sono molto giovani e si trovano ad affrontare un lungo e difficile percorso di riabilitazione, sia fisica sia psicologica". Bisogna "coinvolgere in modo proattivo le istituzioni elvetiche. Vista l'eccezionalità della vicenda auspico che anche le istituzioni italiane possano fornire nell'immediato un contributo concreto". Il capo della tavola rotonda istituita dalla Svizzera per affrontare le conseguenze dell'incendio, Laurent Kurth, non concede illusioni, e invita le parti a trovare un accordo extragiudiziale "per evitare un lungo procedimento civile che potrebbe protrarsi per quindici anni". "La situazione - aggiunge - rischia di causare una carenza di risorse a causa del numero di vittime coinvolte.
Ciò potrebbe anche comportare un rischio di iniquità nel trattamento dei procedimenti. Il mio compito è incoraggiare le parti ad aderire. Se queste non si siedono al tavolo delle trattative allora il mio margine di manovra sarà nullo".