Crisi mondiale di leadership

La classe dirigente è entrata in crisi e il nostro premier sa solo parlare

Crisi mondiale di leadership

Forse non è un caso che gli Stati Uniti abbiano, con Obama, il peggiore presidente del dopoguerra; l'Italia un capo di governo chiacchierone e incapace di fare le riforme che (...)(...) promette di fare; che persino la Chiesa abbia eletto al soglio pontificio un gesuita pauperista. Sono tutti effetti di una degenerazione prodotta dall'egemonia sulla cultura borghese di un indirizzo populista di matrice marxista - che non ha conquistato politicamente il potere di governare per via elettorale, ma la società civile, occupandone ovunque, gramscianamente, le casematte. La crisi che sta attraversando il mondo democratico-liberale, uscito dall'illuminismo settecentesco, coincide con la crisi della borghesia, che ne era stata il principale artefice, delle sue procedure e dei suoi simboli. È una svolta epocale che lascia spazi di manovra agli estremismi religiosi, come quello islamico, e impedisce la nascita di una classe dirigente che sia la logica e laica continuazione di quella precedente. Si salvano solo i Paesi, come l'Inghilterra, dove la democrazia liberale, nel clima delle cinque-seicentesche guerre di religione che l'avevano dilaniata, ha prodotto, a suo tempo, il costituzionalismo, la separazione fra politica e fede religiosa, cioè lo Stato moderno, nel rispetto delle proprie tradizioni sociali e politiche. L'Italia - che è l'anello debole della civilizzazione occidentale - è il Paese che più ne risente e ne fa le spese. Da noi, in assenza di una tradizione in grado di far fronte all'ondata reazionaria in corso, alla carenza di una cultura saldamente democratico-liberale - della quale, che piaccia o no, Matteo Renzi è l'effetto e la causa allo stesso tempo - si fa ovviamente sentire più che altrove. Il Paese che è stato la sede naturale del Rinascimento si sta rivelando l'epicentro della crisi, incapace come è di darsi una classe dirigente in grado di affrontare e risolvere i molti problemi dai quali il Paese è afflitto. Forse (forse) non è azzardato dire che quella che è stata la civilizzazione italiana è in via di estinzione. Finiremo col diventare come gli assiro-babilonesi, dei quali si conserva la memoria come di una civilizzazione che si è estinta ed è definitivamente scomparsa. Come non bastasse, la religione cattolica - che della nostra specifica civilizzazione era stata uno dei capisaldi anche sociali - è anch'essa in crisi, alle prese con un pontefice, fautore di un pauperismo terzomondista anti illuminista e con la sua predicazione ed esaltazione di una versione del cattolicesimo negazione sociale, politica ed economica del mondo contemporaneo, francamente improponibile. Il proselitismo di questo pontefice fra i credenti e fra la gente culturalmente meno attrezzata si traduce nella nostalgia religiosa e sociale di un mondo che è la negazione dello Stato laico, della separazione fra religione e politica e del capitalismo come il solo sistema economico che produca ricchezza. È difficile, in tale situazione, nutrire un minimo ottimismo per un futuro. Nel momento, inoltre, in cui l'estremismo islamico è, con l'immigrazione, alla conquista dell'Europa, il mondo avrebbe bisogno di una forte leadership americana. Ma Obama, si sta rivelando inadeguato a far interpretare al proprio Paese il ruolo che aveva svolto, opportunamente e felicemente, durante la guerra fredda. Piero Ostellinopiero.ostellino@ilgiornale.it

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