Leggi il settimanale

Critiche in chat a Schlein. Quel filo che unisce Viale Mazzini al Quirinale

I dem scettici: "L'Aventino non ha portato nulla, dovevamo avere un posto nel Cda"

Critiche in chat a Schlein. Quel filo che unisce Viale Mazzini al Quirinale
00:00 00:00

L'operazione dimissioni di massa in commissione Vigilanza non nasce all'improvviso. È una mossa che parte da lontano, da quando in tanti - soprattutto nella galassia democrat - si sono resi conto che la strategia dell'Aventino di Elly Schlein sul dossier Rai - fuori dalla governance della tv di Stato - non avrebbe portato a nulla. In alcune chat riservate, questo malessere è stato addirittura messo per iscritto: "Un grande errore non proporre un nostro nome per il cda. Non stiamo più toccando palla". Ed è vero che c'è chi come Stefano Graziano, componente uscente della Vigilanza del Pd, ancora fino a ieri continuava a sottolineare che "noi abbiamo scelto di non stare nel governo dell'azienda". Ma è altresì vero che a viale Mazzini risiede un circolo molto attivo in quota democrat che ha provato a far ragionare Elly Schlein perché "la Rai è di tutti, non è solo del centrodestra, del M5S e di Avs". Una disperazione di fondo che nell'ultimo anno e mezzo si scorgeva anche nei capannelli del Transatlantico di Montecitorio dove in più occasioni alcuni deputati del Pd si sono lasciati andare con un filo di malizia: "Sulla Rai chiedete alla segretaria".

Dopodiché qualcosa si è però mosso nelle ultime settimane. Raccontano fonti qualificate che l'attivismo di un consigliere di amministrazione come l'esperto Roberto Natale, ex portavoce di Laura Boldrini, avrebbe di sicuro accelerato il processo che ha portato alle dimissioni in massa. Perché, spiegano, "Roberto conosce la macchina Rai come pochi" e viene considerato un pontiere tra il Pd e la sinistra di Avs. Non a caso si fa notare che dopo il passo indietro dei componenti in commissione vigilanza la segretaria del Nazareno sia intervenuta solo a tarda sera. Quasi fuori tempo massimo, quando già tutti i leader - da Conte al duo Fratoianni & Bonelli - avevano esternato da diverse ore. "La destra - ha attaccato Schlein - ha proceduto a una occupazione quasi totale della Rai. Per questo noi insistiamo da tre anni: Meloni sarà l'ultima presidente del Consiglio a lottizzare la Rai, e con le altre opposizioni continueremo a batterci per attuare il Media Freedom Act e per una riforma della governance che renda finalmente la Rai indipendente da politica e partiti".

In questa cornice, al netto delle dichiarazioni di circostanza, il Pd e l'intero campo largo vogliono tornare a pesare a viale Mazzini. Anche perché ritengono che fin qui siano stati esautorati da qualcosa che appartiene alla storia della sinistra. Da qui il filo rosso che unisce la Rai e il Quirinale. Sei chilometri separano la sede di viale Mazzini dall'alto Colle. Ma per la sinistra italiana quella distanza è come se non ci fosse. Ed è la ragione per cui a un anno dalle elezioni politiche che determineranno chi andrà a Palazzo Chigi e soprattutto il Parlamento che eleggerà il successore di Mattarella, il campo largo ha già le idee chiare.

Come sul Quirinale la rosa di nomi è lunga e già redatta - fra gli altri Gentiloni, Bindi, Bersani, Prodi, Draghi, Veltroni, Conte - lato Rai c'è già chi lavora da tempo alla lista di chi proverà a trasformare la Rai in TeleSchlein o TeleConte. Insomma, corsi e ricorsi. Resta solo da capire chi la spunterà tra Elly e Giuseppe.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica