Ogni scusa è buona per non lavorare e attaccare il governo. Da inizio anno i sindacati, con il supporto dei collettivi, dei centri sociali e dei movimenti pro Pal, hanno indetto decine di scioperi locali e nazionali con motivazioni di ogni genere, spesso bislacche e surreali con l'unico trait d'union dell'odio verso il governo e l'Occidente.
Così, leggendo le motivazioni per cui vengono indetti gli scioperi, sembrerebbe che sia nel potere dei sindacati italiani poter terminare le guerre, risolvere i problemi abitativi e la situazione in Medio Oriente e Cuba. Le sigle Sgb, Usi-Cit e Si Cobas hanno infatti proclamato lo sciopero di ieri "Contro la guerra e l'aumento delle spese militari; contro lo sfruttamento sul lavoro, la precarietà e il mancato adeguamento delle retribuzioni dei lavoratori del settore pubblico e del settore privato; contro il Genocidio in Palestina e la fornitura di armi a Israele". Sarebbe già un vasto programma ma le motivazioni non finiscono qui: "Contro l'assenza di politiche sociali a cominciare dall'emergenza abitativa; contro politiche repressive dei diversi decreti Sicurezza; contro gli abusi della Commissione di Garanzia, le delibere che restringono il diritto di sciopero e il tentativo di imbavagliare le lotte nel settore della Logistica".
Eppure, le argomentazioni che hanno portato nell'ultimo mese a proclamare scioperi sono spesso ancor più bislacche. Il 6 e 7 maggio i sindacati tra cui Cobas e Usb insieme ai collettivi Cambiare Rotta e Osa hanno infatti indetto uno sciopero studentesco per boicottare i test Invalsi nelle scuole primarie definiti "inutili e dannosi" con lo slogan "Diamo la sveglia al governo: il tempo è scaduto".
Lo scorso 18 maggio i soliti noti avevano indetto un altro sciopero con gli slogan "Abbassare le armi e alzare i salari" chiedendo la rottura delle relazioni con Israele e Usa. Non resta ora che attendere la prossima scusa.