Le cure contro il virus? L'anti Ebola, due per l'Hiv e il farmaco per l'artrite

Per ora vengono usati medicinali approvati ma che sono indicati per altre patologie

Il farmaco magico non esiste. Per ora, a combattere il Covid si usano molecole per l'Ebola o per l'Hiv, cocktail sperimentali o plasma dei pazienti guariti per estrarne gli anticorpi. E i medici impegnati in prima linea sono costretti a fare scelte delicate. Attualmente vengono utilizzati tutti farmaci in regime off-label, ovvero approvati ma indicati per altre patologie, o addirittura non ancora approvati e dunque somministrati a uso compassionevole. Sull'argomento abbiamo sentito il parere del professor Lorenzo Dagna, primario dell'Unità di Immunologia e Reumatologia al San Raffaele di Milano, dove hanno deciso di avviare uno studio clinico su tutti pazienti affetti da Covid. «Il nuovo coronavirus si manifesta in modo molto diversificato: in quasi l'80-90% dei pazienti la presenza del virus è poco o per nulla sintomatica, nei rimanenti casi può dare origine a una polmonite che può diventare molto pericolosa. E anche in questi pazienti gravi c'è grande variabilità. Un farmaco che funziona nelle prime fasi della malattia avverte - può non essere utile nelle situazioni più gravi».

PIATTAFORMA OMS Per contrastare l'incessante proposta di nuove terapie di cui non si conosce l'efficacia, l'Oms ha avviato uno studio di grandi dimensioni, Solidarity, in cui vuole focalizzare l'attenzione su quattro trattamenti e offrire ai medici una piattaforma online dove condividere le rispettive esperienze e raccogliere più dati possibili. I farmaci che lo studio valuterà sono l'antivirale Remdesivir; una combinazione di due farmaci usati per la terapia dell'infezione da Hiv, Lopinavir e Ritonavir; questi associati a interferone beta; e la Clorochina.

IN ITALIA L'Aifa ha comunicato che l'Italia parteciperà ai 2 studi sul Remdesivir negli adulti ricoverati con diagnosi di Covid-19 in 5 ospedali. Via libera anche allo studio con Tocilizumab, oggi usato il trattamento dell'artrite reumatoide. E mentre procedono le sperimentazioni cosa usano i malati di Covid?

ANTIVIRALI Sono usati nella prima fase della malattia, impediscono la replicazione del virus e aiutano il sistema immunitario a contenere l'infezione. I più utilizzati in regime off-label sono la combinazione di Lopinavir e Ritonavir. Un altro farmaco, il Remdesivir, sviluppato in passato per Ebola, viene per ora somministrato a scopo compassionevole in terapia intensiva e attualmente sperimentato il 12 centri italiani. «È un'utile terapia aggiuntiva ma è difficile da ottenere, ne abbiamo a disposizione una limitata quantità» racconta Dagna.

IDROSSICLOROCHINA (PLAQUENIL) o CLOROCHINA Sono farmaci usati in passato contro la malaria. Studi cinesi sostengono che la clorochina migliora la sintomatologia e riduce la degenza. L'antimalarico può essere usato anche a casa a discrezione del medico. «È un farmaco molto sicuro spiega Dagna va dato nelle fasi precoci dell'infezione e dovrebbe essere studiato in prevenzione. Sembra ridurre la capacità del virus di infettare le cellule e ha anche un'attività antinfiammatoria utile nelle fasi iniziali della malattia. Ha solo controindicazioni per chi è affetto da favismo e chi ha specifiche alterazioni dell'elettrocardiogramma, io lo darei il più presto possibile. In questo modo si potrebbe spostare la terapia sul territorio per evitare che gli ospedali collassino».

TOCILIZUMAB Agisce bloccando la produzione di una molecola infiammatoria prodotta dal sistema immunitario. «Ci sono al momento grandi difficoltà di approvvigionamento avverte Dagna - Ma stiamo valutando anche altri farmaci immunosoppressori come Sarilumab, in sperimentazione clinica in cinque ospedali italiani e anche in Europa, Reparixin, o Anakinra usato ad alto dosaggio».

FAVIPIRAVIR Tra i principi attivi in corso di sperimentazione troviamo anche il favipiravir, che sta vivendo un momento di notorietà come Avigan. Tecnicamente un farmaco antinfluenzale la cui efficacia è ancora tutta da dimostrare che - secondo Aifa - sarebbe giustificato provare su persone positive a un virus ma in una fase di sintomatologia blanda e non particolarmente aggressiva.

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