Al G7 di Evian, Donald Trump sceglie la linea della regia. Il presidente americano accantona gli strappi e punta su una fitta rete di incontri bilaterali per rimettere gli Stati Uniti al centro dell'asse occidentale. L'appuntamento di Lucerna, dove venerdì Washington e Teheran firmeranno il testo del protocollo d'intesa, si avvicina, e il tycoon questa volta sembra non volere sorprese. L'appuntamento in Francia, quindi, diventa l'occasione di riallineare le posizioni, smussare gli angoli, ed evitare che il fronte occidentale arrivi spaccato ad una giornata che invece richiede compattezza. Nel tentativo di evitare il ripetersi di quanto accaduto al precedente vertice in Canada, quando Trump ha interrotto bruscamente la visita, il presidente francese Emmanuel Macron ha organizzato una cena a due con il collega statunitense alla Reggia di Versailles per oggi, al termine del summit. Con il titolare dell'Eliseo, padrone di casa e un tempo interlocutore non sempre gradito, il tono di The Donald è estremamente cordiale: "Emmanuel è un caro amico, abbiamo un rapporto fantastico e abbiamo lavorato insieme a molti accordi", dice.
L'agenda del comandante in capo è fitta di bilaterali, a partire da quelli con i leader mediorientali, fondamentali nel contesto dell'attuale situazione geopolitica: l'Emiro del Qatar, Tamim bin Hamad Al Thani, il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed bin Zayed Al Nahyan, e dell'Egitto Abdel Fattah El-Sisi. Il tycoon dice che sull'Iran ora si passa alla seconda fase, e spiega di "non credere che ci sarà un cambiamento di regime". Mentre non risparmia nuovi rimproveri a Benjamin Netanyahu, che deve essere "più responsabile nei confronti del Libano", pur assicurando di avere con lui un ottimo rapporto. Oggi, poi, in programma c'è un incontro con il premier indiano Nadrendra Modi. Trump ricuce pure con la premier italiana Giorgia Meloni: i due hanno avuto alcuni momenti di scambio a margine del vertice, a partire, come riferiscono fonti diplomatiche italiane, da un "incontro di chiarimento", un "utile scambio" nel corso del quale Meloni ha ribadito "quel principio di unità dell'Occidente che è assolutamente necessario in questo momento di grandi crisi internazionali", principio chiarito "da entrambe le parti".
Anche sul fronte ucraino il G7 trova l'unità sull'aumento della pressione sulla Russia per porre fine alla guerra. Trump ha visto il collega di Kiev Volodymyr Zelensky per il primo faccia a faccia in quasi quattro mesi: l'inquilino della Casa Bianca, pur cercando di aprire un dialogo con Vladimir Putin, mostra allo stesso tempo segni di insofferenza nei confronti di Mosca. Il tycoon sostiene che lo zar del Cremlino dovrebbe "trovare un accordo", lasciando intendere che Washington potrebbe presto ripristinare le sanzioni precedentemente sospese sul petrolio russo.
Il G7 di Evian, quindi, assume un valore che va oltre i singoli dossier sul tavolo, e rappresenta un segnale politico: per la prima volta da tempo, gli alleati non devono confrontarsi con Trump come una variabile imprevedibile, ma seguirlo come un interlocutore che sceglie di stare dentro il gioco.
Resta da capire se questa sia una scelta strutturale o una tattica dettata dalle scadenze imminenti. Lucerna, venerdì, fornirà una prima risposta, ma per ora il vertice francese consegna un'immagine inedita: un'America che sceglie di tenere insieme, invece di destabilizzare.