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Danno erariale e imposte inevase, faro Gdf sulle "finte palestre"

Nel mirino le alchimie finanziarie dietro le holding che gestiscono società sportive dilettantistiche

Danno erariale e imposte inevase, faro Gdf sulle "finte palestre"
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Ingenti reati tributari, indebita percezione di erogazioni pubbliche, danno erariale da mancato versamento di Iva, Ires, Irap e Imu, indebita fruizione di contributi pubblici destinati a enti sportivi, dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici, operazioni inesistenti e via omettendo. La guerra alle palestre nascoste da inesistenti associazioni dilettantistiche portata avanti da Confimprese si arricchisce di una nuova, circostanziata denuncia alla Guardia di Finanza che il Giornale è riuscita a intercettare. Nel mirino c'è una famosa catena di fitness che, secondo l'esposto depositato nei giorni scorsi, gode di una sorta di governance duale che le consentirebbe di muoversi nel mercato delle palestre e al tempo stesso figurare come associazione senza scopo di lucro. Due pesi, una sola misura: aggirare la normativa fiscale e fare così concorrenza sleale alle palestre "vere" che pagano le imposte.

Da un lato c'è "un'organizzazione no-profit di sport dilettantistico che non è giuridicamente legittimata ad acquisire catene commerciali concorrenti" e che in una dinamica di distorsione concorrenziale - con tanto di presunto danno erariale - a ogni nuova palestra a scopo commerciale che apre sottrae potenziali tesserati di altre palestre promettendo un assoggettamento a un regime di favore. Qual è l'escamotage? Come aveva anticipato questo autunno il Giornale, secondo l'esposto ci sarebbe una società commerciale attività con finalità di lucro su scala industriale che avrebbe come sue articolazioni una rete di associazioni sportive dilettantistiche (Asd/Ssd) senza scopo di lucro che così beneficerebbero di un regime fiscale più favorevole, inducendo in errore lo Stato.

Parliamo in sostanza di redditi derivanti dall'iscrizione in palestra con modalità strettamente commerciali (abbonamenti, sconti, diritto di recesso eccetera) spacciati per attività dilettantistiche, quindi non imponibili, privi di Iva, ai quali si devono aggiungere i contributi pubblici a fondo perduto e i mutui agevolati per lo Sport indebitamente incassati.

Da qui discenderebbero la sfilza di reati ipotizzati nell'esposto che le autorità competenti stanno analizzando da qualche giorno, a carico di almeno trentaquattro soci della holding sportiva, dei sette legali rappresentanti delle società dilettantistiche e degli oltre 150 dipendenti complessivi delle palestre diffuse in mezza Italia, dalla Toscana settentrionale alla Liguria, all'Emilia-Romagna, all'Umbria, al Lazio settentrionale e alla Lombardia, a cui vengono contestati reati tributari per un danno erariale stimato di diversi milioni di euro tra mancato versamento Ires, Iva, Irap e Imu e indebita fruizione di contributi pubblici.

Il braccio di ferro contro la proliferazione di queste società ibride commerciali e non profit al

tempo stesso si è spostato dal piano strettamente concorrenziale a quello fiscale. Anche il Parlamento si sta muovendo per interessare il ministero dell'Economia e quello dello Sport a vigilare su queste alchimie fiscali.

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