Ecco il codice penale di Davigo: "Errore aspettare le sentenze..."

Hanno scatenato una forte polemica le ultime dichiarazioni del magistrato Piercamillo Davigo: "Errore italiano dire sempre di aspettare le sentenze". Sul caso Palamara: "La maggior parte dei magistrati italiani è perbene, poi ce ne sono ‘permale’, il compito è distinguere"

Ecco il codice penale di Davigo: "Errore aspettare le sentenze..."

Non si spengono le polemiche sorte dopo la pubblicazione da parte del giornale "La Verità" delle chat scambiate tramite Whatsapp fra le cosiddette toghe anti-Salvini, anche Piercamillo Davigo dice la sua in diretta televisiva. Un vero e proprio caso mediatico che vede come protagonisti il procuratore Paolo Auriemma, l'ex presidente dell'Anm Luca Palamara ed altri magistrati, con Palamara che ha visto la propria posizione aggravarsi dopo la divulgazione di nuove incresciose intercettazioni.

Una vera e propria bufera, che ha portato all'apertura di una pratica presso il Csm (Consiglio superiore della magistratura), rimasto in piedi nonostante le pressioni di Salvini, che ha chiesto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella di procedere allo scioglimento dell'organo collegiale.

Ospite durante la trasmissione "Piazza Pulita" in onda su La7, il magistrato Piercamillo Davigo, membro del Csm, è intervenuto sulla questione. "Lei viene definito correntemente un giustizialista, è una cosa che la offende?", chiede Corrado Formirgli al magistrato, mentre si dibatte sul caso Palamara.

"È una frase priva di senso comune", replica Davigo. "L'unico uso storico del termine giustizialista riguardava il movimento giustizialista in Argentina, di Perón. È una cosa che è stata inventata da esperti di comunicazione, che invece di difendersi nel merito delle accuse che venivano loro rivolte, hanno inventato questa balla".

"Il problema è che una cosa sono i sospetti", aggiuge il magistrato, "un'altra cosa sono gli indizi. Il sospetto è una cosa che viene in testa ad uno, gli indizi sono dati oggettivi, che poi saranno valutati processualmente. Torno a ripetere. L'errore italiano, secondo me, è stato proprio quello di dire sempre aspettiamo le sentenze. No, non aspettiamo le sentenze. Faccio un esempio pesante: se io invito a cena un mio vicino di casa, e lo vedo uscire di casa mia con la mia argenteria nelle tasche, per invitarlo a cena non sono costretto ad aspettare la sentenza della Cassazione per non invitarlo di nuovo. Ancora: se il mio vicino di casa è stato condannato in primo grado per pedofilia, io in omaggio alla presunta innocenza gli affido mia figlia di sei anni? No! Perché la giustizia è una virtù cardinale, ma anche la prudenza è una virtù cardinale", conclude.

Poi il magistrato si concentra sulla figura di Luca Palamara: "La maggior parte dei magistrati italiani è perbene, poi ce ne sono ‘permale’, il compito è distinguere", commenta. "Ho difficoltà a parlare di casi singoli perché altrimenti mi ricusano. La procura generale sta lavorando su un immenso materiale, se e quando arriveranno richieste, giudicheremo. Una sera ho partecipato a un dibattito qui a Roma, tra i relatori c’era Palamara", ricorda, raccontando un vecchio episodio."Alla fine ho chiesto quale mezzo pubblico passasse di lì, lui ha sentito e mi ha dato un passaggio. Immagino avesse già il trojan attivato, ma non ci sono intercettazioni contro di me, perché io non faccio queste cose, e come me migliaia di magistrati seri non le fanno", conclude.

In seguito alle dichiarazioni di Davigo in merito al presunto errore italiano di aspettare le sentenze, sulla pagina Twitter di "Piazza Pulita" sono comparsi numerosi commenti degli utenti, alcuni indignati."Ma questo è impazzito! La Magistratura si dissoci da queste affermazioni!", ha dichiarato una donna. "Dall'esempio che ha fatto, non ha tutti i torti! Se ti ammazzano un parente, pistola fumante ancora in mano, saresti disposto ad attendere il terzo grado di giudizio prima di sbattere in galera l'assassino?", commenta invece un altro. "In pratica l’errore in Italia è di rispettare lo Stato di diritto. No, la tragedia sono regole e interessi impastoiati tra loro che rendono un’utopia il diritto a un giusto processo dalla ragionevole durata", ha concluso un altro internauta.

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