Chat toghe, Csm apre pratica. Il Colle vigila: "Ma no scioglimento"

Ancora bufera sullo scandalo delle chat scambiate dai magistrati anti-Salvini: aperta una pratica per far luce sulla vicenda, mentre resta il silenzio del Quirinale. Il capo dello Stato vigila, ma non ha intenzione di sciogliere il Consiglio superiore della magistratura

Chat toghe, Csm apre pratica. Il Colle vigila: "Ma no scioglimento"

Non si placa la bufera scoppiata subito dopo la pubblicazione da parte del quotidiano "La Verità" delle chat scambiate tramite Whatsapp fra i magistrati anti-Salvini. Una vera e propria bomba, che ha scatenato un putiferio all'interno della Giunta dell'Associazione nazionale magistrati, crollata come un castello di carte sabato scorso in seguito al violento scontro fra i due gruppi Area ed Unicost.

"Mi dispiace dover dire che non vedo veramente dove Salvini stia sbagliando", scriveva in chat il magistrato Paolo Auriemma in merito al caso nave Gregoretti (siamo nel 2018). "Hai ragione. Ma adesso bisogna attaccarlo", aveva risposto il collega Luca Palamara. E ancora: "Siamo indifendibili. Indifendibili", e "Salvini è una m****".

A poco sono servite le scuse dell'ex presidente dell’Anm Palamara, la polemica è ormai lontana dall'estinguersi. E col tempo la situazione non fa che peggiorare.

Questa sera è arrivata la notizia che presso il Csm (Consiglio superiore della magistratura) è stata aperta una pratica nei confronti dei protagonisti delle scandalose chat. A chiedere al Comitato di presidenza del Csm di far luce sulla vicenda sono stati i rappresentanti della Lega Emanuele Basile e Stefano Cavanna, che hanno sollecitato l'avvio dell'istruttoria in Prima Commissione.

Preoccupato dal contenuto dei messaggi scambiati fra i magistrati, nei giorni scorsiil leader del Carroccio aveva scritto una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per denunciare l'accaduto ed esprimere i propri timori. Forte sconcerto da parte dell'ex vicepremier, che non si aspettava un simile astio nei suoi confronti. Intervenuto questa sera alla trasmissione "Fuori dal coro" su Rete4, il leader della Lega ha ribadito le proprie posizioni, dichiarandosi tranquillo. "Non chiedo medaglie, ma mi pagavano lo stipendio da ministro per difendere la sicurezza, i confini e le Leggi del mio Paese. E lo facevo in comune accordo con i ministri 5stelle. Prima per loro ero bravo, ora sono un criminale?", ha detto nell'intervista rilasciata a Mario Giordano. "Fortunatamente ci sono solo alcuni magistrati che usano la toga per fare politica. Però voglio pensare che la grande maggioranza faccia il proprio lavoro liberamente ed applicando il principio per cui 'La legge è uguale per tutti'", ha poi aggiunto, ricollegandosi allo scandalo chat. "Ci sono alcuni che usano la toga perché gli sei antipatico, ti attaccano, ma la maggioranza dei magistrati applicano la legge. Se venissi condannato, rispondo delle mie azioni, non ho paura. Mattarella dovrebbe intervenire pubblicamente? Direi di sì, ne va dell'immagine dell'intera magistratura italiana. A prescindere da Salvini".

Il silenzio del presidente della Repubblica sulle chat tra le toghe è stato decisamente assordante. In questi giorni Mattarella ha ricevuto numerose sollecitazioni sia da parte della Lega che dal resto del centrodestra, coi politici che hanno domandato a gran voce una sua presa di posizione. In tanti, compreso Salvini, hanno chiesto lo scioglimento del Csm, con tanto di riforma dell'elezione del Consiglio.

Un desiderio, tuttavia, ben lontano dal realizzarsi. Il Consiglio superiore della magistratura sembra essere blindato, e nella storia del nostro Paese non ci sono precedenti ai quali appellarsi. Il presidente della Repubblica, in qualità di presidente del Csm, può procedere al suo scioglimento "qualora ne sia impossibile il funzionamento", come riportato dall'articolo 31. Ciò può accadere nel momento in cui viene a mancare il numero legale dei suoi membri, situazione che ad oggi non si è ancora verificata. Nessuno dei membri del Consiglio superiore della magistratura è inoltre coinvolto nello scandalo delle chat, in quanto tutti i protagonisti della vicenda hanno già provveduto a rassegnare le proprie dimissioni.

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