"La voce di Corona sarà pure discutibile, tuttavia è una voce libera": Ruben Razzante, professore di Diritto dell'informazione all'università Cattolica di Milano e alla Lumsa di Roma (in libreria con il nuovo libro per Franco Angeli L'algoritmo dell'uguaglianza, prefazione di Liliana Segre) si dice "perplesso" sul provvedimento anti-Falsissimo.
Professor Razzante, quali le criticità?
"Sia chiaro: la decisione del giudice di Milano dal punto di vista giuridico è corretta e legittima nell'intimare a Fabrizio Corona la rimozione dei contenuti su Alfonso Signorini. Però esistono questioni importanti sull'opportunità di farlo e sul coinvolgimento delle piattaforme web".
Youtube e Google non sono sottoposti a obblighi di vigilanza sui contenuti?
"Non lo sono, non essendo editori. E non ne rispondono, la responsabilità è dell'utente che li mette online. Le piattaforme hanno solo l'obbligo di rimuoverli su provvedimento di un giudice. Come in questo caso".
Torniamo alla censura preventiva.
"Quando ho letto della vicenda Corona-Signorini, ho subito sostenuto che le accuse al giornalista erano gravissime e infamanti, nonché tutte da dimostrare, e che quindi la gogna mediatica in atto era devastante. Colpa della spettacolarizzazione. Occorreva maggiore equilibrio in quel momento".
E anche adesso?
"Allo stesso modo ci voleva equilibrio: era il caso di emettere un provvedimento inibitorio tanto forte, una vera censura preventiva, o era meglio aspettare?...".
Aspettare cosa?
"Di accertare l'eventuale portata diffamatoria delle affermazioni di Corona e quindi l'eventuale reato, che tra l'altro prevede risarcimenti in caso di condanna anche molto alti. Ma ripeto: l'inibitoria in questa fase è giuridicamente lecita".
E però?
"In questo modo si comprime o comunque si sospende la libertà di espressione, che è un diritto fondamentale. Perciò sono perplesso. Corona, come ognuno, ha libertà di parola. Se poi verrà accertato che ha diffamato, ne pagherà le conseguenze in Tribunale e a caro prezzo".
Nel frattempo il suo obiettivo viene infangato...
"E qui entra in gioco la spettacolarizzazione del caso, che condanno. Tuttavia fino a quando non viene accertata l'infondatezza della accuse, la libertà di espressione vive. Mi rendo conto che si tratta di un equilibrio precario tra diritti concorrenti".
Il giudice sottolinea poi che le vicende svelate sono del tutto private.
"Confermo che il codice deontologico dei giornalisti prevede un diritto alla privacy rinforzato sulle abitudini sessuali. Però il contesto cambia, nel caso in cui in gioco ci sono reati, anche se presunti".
Invece sempre ieri il Tribunale di Roma ha dato ragione a Report sulla pubblicazione del celebre audio sull'affaire Sangiuliano-Boccia.
"Anche qui rispetto la decisione, ma anche qui ho molte riserve.
A mio avviso, non era necessario far ascoltare l'audio con le voci originali. Bastava raccontare i fatti. Né era necessario entrare così a fondo nell'intimità del ministro e della moglie, che tra l'altro era vittima collaterale della vicenda".