Decisivo il via libera del Colle

I grillini masticano amaro: un altro regalo a Salvini

Roma - Bastano pochi minuti, meno di un quarto d'ora, per ratificare in Consiglio dei ministri l'accordo che conclude un lungo braccio di ferro sulla Consob tra Lega e M5s: dunque, Paolo Savona presidente, Marcello Minenna direttore generale e una grana in meno per la maggioranza. L'intesa è stata raggiunta, sostengono a Palazzo Chigi, grazie al gran lavoro di mediazione di Giuseppe Conte, ma in realtà per sbloccare la situazione è stato decisivo il via libera del Quirinale. «Nessuna riserva e nessuna preclusione», dicono infatti dal Colle. Nove mesi dopo il nyet alla nomina del professore a ministro dell'Economia, ora non c'è «nulla da obiettare» sul suo trasferimento dagli Affari europei alla Consob.

E il conflitto d'interessi? Il Pd e diversi giuristi di area progressista sono già in trincea contro il Cigno nero teorico dell'uscita dalla moneta unica. La Consob, l'organismo di controllo della Borsa, è un «ente pubblico di settore» con uno status simile a quello della Banca d'Italia e gode perciò di una sua autonomia «politica». In una simile cornice costituzionale nominare presidente un ministro come Paolo Savona violerebbe la legge Frattini sul conflitto d'interessi del 2004.

«L'incompatibilità? Se esiste, se ne deve occupare il governo». Il Quirinale liquida così la questione Savona. Del resto, gli scontri di primavera sono lontani e, dopo la sorprendente conversione filo-europea del professore, i rapporti sono migliorati. Il decreto del governo nei prossimi giorni dovrà essere convertito dal capo dello Stato. L'ultima parola spetta quindi a Sergio Mattarella ma la firma viene data per scontata.

Adesso sulla graticola c'è rimasto Marcello Minenna. Toccherà alla commissione della Consob, composta dal presidente Savona e da altri quattro membri, mettere la sua nomina all'ordine del giorno e poi votarla. Il passaggio non è indolore. L'ex assessore di Virginia Raggi non è certo molto popolare all'interno dell'istituto, visto che sulla sua testa pesano i tre ricorsi presentati al Tar del Lazio, tutti a firma di dipendenti e dirigenti Consob, e che per quel ruolo potrebbero farsi avanti altri dirigenti più anziani e titolati. Umore nero tra parlamentari grillini che, dopo aver fatto «un regalo a Salvini», ora temono che scatti «la trappola».

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