"Dede" il piastrellista Una vita tra Daspo, arti marziali e pestaggi in curva

Daniele Belardinelli, leader dei «Blood & honour» del Varese, era stato già stato espulso dagli stadi per due volte

"Dede" il piastrellista Una vita tra Daspo, arti marziali e pestaggi in curva

Milano Una vita per combattere: combattere per tifo, per fede politica. E soprattutto per passione: la passione di colpire bene, per primo, a mani nude o con il coltello. Adesso che è morto, e col rispetto che si deve ai morti, qualcuno riuscirà anche a dire che Daniele Belardinelli era venuto mercoledì sera a Milano solo per vedere una partita di calcio. Ma tutto, nella sua biografia come nella cronaca dei trenta minuti finali della sua esistenza, racconta un'altra storia: «Dede», come lo chiamavano gli amici e come ieri lo celebrano i primi necrologi, era venuto a Milano con i suoi amici per il nuovo round della sua vita di botte date e prese. Un destino un po' crudele ha voluto che non cadesse per una coltellata ma per avere attraversato via Novara, nella foga del momento, senza vedere un Suv che arrivava.

«Blood Honour», l'Onore del sangue: così si chiama il club di ultrà del Varese Calcio che di «Dede» era la seconda casa. Che si possa picchiarsi e mettersi nei guai per una squadretta che naviga tristemente in Eccellenza, tra trasferte a Legnano e a Mariano Comense, è uno di quei misteri che la psicologia della provincia italiana non basta a sciogliere. Il primo Daspo, il divieto di entrare allo stadio, Belardinelli se l'era preso undici anni fa per gli scontri a Varese-Lumezzane: tanto per dare un'idea. A fornire un po' di sostanza ai «Blood Honour», ad affacciarli sul calcio che conta, provvede il sodalizio ormai decennale dei varesini con gli ultrà dell'Inter, cementato dalla comune fede fascista. E, giusto per non lasciare troppi weekend liberi, quello con gli «Arditi» del basket Varese, il cui nome dice tutto. Colpiti a raffica anche loro dai Daspo risposero garbatamente: «Portate pazienza, torneremo a far violenza».

«Dede» c'era, quando poteva, nei brevi intervalli tra un Daspo e l'altro: perché appena scontato quello per le botte col Lumezzane se n'era preso un altro in occasione ancora più loffia, una amichevole Como-Inter; e chissà se era lì per simpatie nerazzurre o per l'atavico odio varesino verso Como («Comomerda», per l'esattezza). Che sapesse come si mena non c'è dubbio, perché nel tempo libero tra moglie, figli, stadio e lavoro da piastrellista in Canton Ticino era anche un habituè della palestra più tosta di Varese, la Fight Academy, dove non si insegnano solo la Mma, un incrocio tra pugni, calci in faccia e lotta libera, ma anche tecniche ataviche di battaglia a colpi di lama, tra seminari della «antica scuola di coltello siciliano» e di «difesa agro-pastorale della valle Ofantina pugliese». Di questi duelli rusticani, Belardinelli era diventato un campione: specialità «giacca e coltello» e «capraia», con i duellanti legati per le braccia.

Eppure chi lo conosceva non lo racconta adesso come un attaccabrighe: «era serio durante le competizioni e sorridente nella vita», dice un amico della Fight Academy; «era un ragazzo solare», dice lo zio. Ma la cruda cronaca racconta che mercoledì sera «Dede» era lì, acquattato dietro via Novara, con i suoi camerati di «Blood Honour» e con gli altri teppisti venuti da Nizza, con un solo, semplice obiettivo: bloccare i napoletani e massacrarli di botte, a saldo di un conto aperto chissà quando e per colpa di chi, e destinato prima e dopo la serata di Inter-Napoli a protrarsi ancora chissà per quanto tempo. Il sito di un'altra banda di energumeni del tifo, gli «Ultras Milano» del basket, gli tributa gli onori delle armi: «molti di noi hanno avuto il privilegio di conoscerlo ed ammirare il suo esempio di stile Ultras». Lo stile, verrebbe da dire, dell'agguato nel buio, del tanti contro pochi, e a chi la tocca la tocca. Chissà cosa aveva in testa, «Dede» mercoledì pomeriggio, il giorno dopo Natale, salutando i bambini e partendo per Milano. Un Suv scuro che sbuca nella notte chiude il suo ultimo match.

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