La denuncia dei medici dell'Avana: "Siamo schiavi al servizio del regime"

Il rapporto ong: "La dittatura ruba ai camici l'85% degli stipendi pagati dai Paesi beneficiari". Oggi il tema a Bruxelles

La denuncia dei medici dell'Avana: "Siamo schiavi al servizio del regime"

«Non puoi avere rapporti con nessuno, devi fare propaganda al regime 24 ore al giorno, ti obbligano a falsificare le statistiche mediche, ti sequestrano il passaporto, ti monitorano a vista, ti ricattano». Chi parla è Manoreys Rojas, ortopedico cubano mandato a lavorare in Ecuador nel 2014. Lui è uno dei 622 medici che ieri hanno denunciato la condizione di schiavitù a cui sono costretti a vivere da anni dalla tirannia dell'Avana, che vende per «umanitarismo» ciò che invece è «la riduzione di professionisti in automi al servizio della tirannia».

Manoreys è intervenuto ieri alla presentazione a Madrid di un rapporto di oltre 400 pagine elaborato dalla ong Prisoners Defender che, grazie al suo coraggioso presidente Javier Larrondo, combatte la «visione romantica alla Gianni Minà» del regime che tanti danni ha fatto ai cubani. Ieri oltre alle testimonianze, Cuba è stata messa all'angolo anche da centinaia di documenti filtrati nel rapporto da un ex magistrato del castrismo, presente in lacrime alla conferenza, su una questione alla quale tiene persino più del turismo, ovvero sulle missioni mediche della dittatura che oggi contribuiscono per oltre il 50 per cento delle entrate in bilancio commerciale del regime. Tre volte in più di quanto incassano con il turismo i militari vicini a Raúl Castro. «La dittatura ruba ai medici che costringe ad andare in missione l'85 per cento degli stipendi pagati dai paesi beneficiari», dimostra Larrondo documenti alla mano. Tra questi Paesi spiccano la Norvegia - che finanzia la missione ad Haifti - il Lussemburgo - che finanzia quella di Capo Verde - e il Portogallo, che paga la missione in Guinea Bissau con fondi Ue. Buffo visto che la prima associazione medica a denunciare la schiavitù del personale sanitario è stata proprio quella portoghese, tempo fa, per cui non si può dire che Lisbona non sappia cosa c'è dietro al suo finanziamento «solidale».

A presentare il rapporto c'era anche la vicepresidente del Parlamento europeo, la deputata ceca Dita Charanzova, che oggi porterà il tema a Bruxelles, visto che l'accordo firmato dalla Ue con Cuba nel 2016 «deve per forza essere ridiscusso, perché non si può offrire cooperazione a chi viola i diritti umani». Ma oggi a Bruxelles ci sarà anche Human Right Watch, che sta per lanciare un altro rapporto bomba sui crimini dell'Avana dove si parlerà anche di Italia. Cosa del resto già fatta ieri dall'eurodeputato del Partito Popolare spagnolo, Leopoldo López Gil, padre dell'omonimo leader venezuelano perseguitato. «È triste non solo che Paesi come Spagna e l'Italia abbiano chiamato la brigata dei medici cubani per l'emergenza Covid19 ma che addirittura a Torino abbiano premiando la dittatura per mano della sindaca pentastellata, favorendo la candidatura al Nobel di queste missioni schiaviste».

«Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti», scriveva Hannah Arendt citata da Lucila Lehmann, deputata argentina per denunciare come anche nel suo Paese il governo kirchnerista dei Fernández abbia usato politicamente i «medici cubani schiavi» come ribadisce Manoreys. «Se decidi di non tornare, a Cuba passi ad essere considerato un traditore della patria». E «se ti beccano», rischi da 3 a 8 anni di carcere, mentre se scappi, «per 8 anni non potrai più vedere i tuoi figli». Neanche se, come accaduto a Manoreys, «ti avvisano che tua figlia è in fin di vita e tu vuoi abbracciarla per dirle che la ami, neanche se lei ha tentato il suicidio perché gli sgherri di regime le hanno fatto credere che non vai più a trovarla perché non la ami più, non perché non vuoi più essere schiavo».

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