Accelera la desertificazione delle città italiane. Nel 2025 le chiusure di chioschi e vetrine avanzano al ritmo del 3,1%, il 50% in più del precedente 2,2%. Dal 2012 al 2025 nelle strade italiane sono scomparsi 156mila esercizi commerciali: un negozio su quattro. E il dato è il saldo delle 290mila chiusure di italiani a fronte di 134mila aperture di stranieri. I numeri sono quelli della ricerca "Città e demografia d'impresa" dell'Ufficio Studi di Confcommercio su 122 città italiane (107 capoluoghi di provincia più 15 grandi comuni) e rivelano un rischio più sociale che economico.
Il tema, come ha sottolineato il direttore del Centro Studi Mariano Bella, "non è tanto quello che non si sa più dove fare la spesa, ma piuttosto che scompare la vivibilità della città". La conseguenza immediata delle tante chiusure è quella dello sfaldamento del tessuto sociale, con intere zone che si svuotano, dove la sera si spengono le luci e diminuisce la sicurezza. Mentre molti dei presidi rimasti sono gestiti da stranieri. Le cause sono facilmente comprensibili dai dati Istat delle vendite al dettaglio: negli ultimi 10 anni, in presenza di consumi reali pressoché stabili, la crescita del commercio on line (+187%) spiega la sofferenza delle piccole superfici.
A parità di torta, la fetta dell'online diventa più grande, quella dei negozi si assottiglia. A scorrere i numeri delle categorie di imprese attive nei centri storici, emergono tre gruppi omogenei: beni anticiclici quali alimentari o bellezza tengono o addirittura crescono (farmacie +9,8%, telefonia +7,9%). Mentre i punti vendita del "come eravamo" sono spazzati via: edicole -52%, carburanti -42%, abbigliamento e calzature -37%. Infine, nei servizi, chiudono gli alberghi (-9%) e scoppiano gli Airbnb (+184%); calano i bar (-21%), molti dei quali si trasformano in ristoratori (+35%).
Due esempi, questi ultimi, di cambiamenti che stravolgono l'identità dei centri storici.
I dati dicono che non può emergere una forza che contrasta queste tendenze. E se il commercio si rivela un valore fondativo delle città italiane, servono iniziative delle istituzioni che, fino a ora, non si sono viste.
Confcommercio promuove allora il progetto Cities, coinvolgendo i sindaci, dal quale emergono le proposte sintetizzate ieri dal presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli:
"Disciplinare l'offerta commerciale nei centri storici, riutilizzo immediato dei locali sfitti, coniugare sviluppo economico e urbanistica". Oltre alla creazione di un Osservatorio permanente sul tessuto economico urbano.