Al Quirinale? Tutti, tranne il centrodestra! A dirlo in questi giorni sono gli esponenti della sinistra italiana. Politici, politicanti e commentatori. Già, perché per i democratici non basta rispettare la Costituzione, non basta neanche avere una maggioranza parlamentare. Per andare al Colle serve un requisito ulteriore: non appartenere al centrodestra.
L'ultimo attacco arriva dal professor Tomaso Montanari. È bastata una dichiarazione di Sabino Cassese (ex ministro, ex giudice della Corte costituzionale, accademico tra i più autorevoli del Paese, un tempo osannato dalla sinistra) per mandare in tilt il rettore dell'Università per stranieri di Siena. Cassese ha espresso (ci si passi il termine) una "banalità giuridica", e cioè che un esponente della destra può perfettamente diventare presidente della Repubblica garantendo la Costituzione.
Tutto normale, pare, non per loro. Sul suo profilo Instagram, Montanari non solo contesta Cassese, ma lo accusa di voler legittimare un "fascista Presidente della Repubblica". Per il prof rosso, il giurista sarebbe ormai soltanto il "servitore del potere". Tradotto: se un costituzionalista di tutto rispetto afferma che Giorgia Meloni, o chiunque altro provenga dal centrodestra, possa teoricamente salire al Colle, allora non è più un giurista. Diventa un propagandista del regime. Da abbattere, delegittimando sul web. I fan del prof si sono scatenati: "Il fascismo va combattuto" commenta Edo; per un tale Marziano "è un vero servo del sistema"; per Isabella "Cassese dice sciocchezze, sarà l'età".
Il guaio non è Montanari, ma la cultura politica che rappresenta. Una cultura che continua a considerare il Quirinale una sorta di proprietà della sinistra, un luogo dove il centrodestra può entrare soltanto come ospite. Per decenni si è raccontato che il Presidente della Repubblica dovesse essere il garante di tutti. Oggi, improvvisamente, il garante può essere chiunque. Purché non arrivi da Fratelli d'Italia o dalla Lega. Eppure, fuori dalla bolla social e accademica il Paese sembra ragionare in modo diverso. Il sondaggio SWG racconta un'Italia assai meno ideologica. Alla domanda su quale debba essere il profilo del prossimo Capo dello Stato, la risposta più votata non riguarda il colore politico, ma la competenza. Il 32% degli italiani dichiara che è indifferente la provenienza politica: conta che sia la persona più adatta. Il 22% preferirebbe un presidente proveniente dal centrodestra e appena il 12% uno di centrosinistra. Ancora più significativo è il dato sulle caratteristiche richieste: il Presidente deve essere una figura non divisiva (56%), prestigiosa sul piano internazionale (54%) e con una lunga esperienza politica (32%).
Gli italiani cercano autorevolezza, non un certificato di purezza ideologica. Perfino sul metodo di elezione il messaggio è netto: il 68% chiede una figura il più possibile condivisa. Il 18% pensa che la maggioranza possa eleggere da sola il proprio candidato. Insomma, mentre gli italiani discutono delle qualità necessarie per il Colle, una parte della sinistra continua a discutere su chi debba essere escluso a prescindere. Il vero tabù non è Meloni, ma l'idea che la destra possa essere considerata autorevole per il Colle.
Così, per i poteri forti della sinistra si uniscono con l'unico obiettivo di non far raggiungere il Colle al centrodestra. Alla fine, il post di Montanari racconta una sinistra che si proclama pluralista, ma che davanti all'ipotesi di un Presidente della Repubblica di centrodestra alza un muro. Tutti, tranne loro.