Leggi il settimanale

Il diktat di Israele: accordo con il governo o Hezbollah da eliminare

Razzi, missili, minacce continue nel Nord del Paese. In campo l'ex ministro Dermer per un'intesa

Il diktat di Israele: accordo con il governo o Hezbollah da eliminare
00:00 00:00

È semplice: o Israele è disposta a rinunciare al Nord del suo territorio, a città importanti come Kiriat Shmone, a centri agricoli fondamentali nella storia, come Margaliot, al suo più bel paesaggio campestre, alle coltivazioni dei pionieri cui tiene come alla sua stessa anima o, invece elimina gli Hezbollah dal Sud del Libano. La giornata di ieri è stata un continuo allarme, un rombo spezzato solo dai botti dei missili e dei droni. La popolazione vive in uno stato di terrore: più che mai adesso, come avviene da anni, la notte corre nei bunker, i bambini non possono andare a scuola, i genitori non lavorano. Occorre assicurare la libertà del Sud del Libano, fino al fiume Litani, dove, secondo la tregua del 27 novembre 2024, deve cessare la ricostruzione delle basi e dei depositi d'armi, il trasferimento di missili e droni, gli attacchi sporadici o sistematici dei terroristi. Ma mercoledì di due settimane fa ha segnato l'ingresso degli Hezbollah, cuore del potere sciita iraniano, nello scontro con Israele.

Un intervento diplomatico e militare serio del governo libanese potrebbe migliorare la situazione, e per questo il miglior diplomatico israeliano, dimessosi da ministro poco tempo fa, Ron Dermer, è stato chiamato ad aiutare. Il suo ottimo rapporto con gli Stati Uniti, dove è stato ambasciatore, sono un ponte necessario per decisioni gravi. Fu Biden che bloccò la guerra post 7 ottobre, che avrebbe altrimenti portato a ridurre l'importanza degli Hezbollah forse definitivamente. Adesso, decisioni molto drammatiche si preparano nel Medioriente striato dalle scie dei missili iraniane e degli Hezbollah senza tregua: sono decisioni in linea con la strategia inaugurata dal governo israeliano dopo il 7 ottobre 2023. Dopo la speranzosa scelta di diplomazia e di deterrenza, oggi guardano in faccia le decisioni jihadistiche di distruggere Israele col terrore. Il capo degli Hezbollah Naim Kassem ha dichiarato di essere pronto a una lunga guerra. Israele pianifica un'invasione di terra per spingere il gruppo terrorista via dal confine, distruggere i suoi depositi di armi e le gallerie. Sono state richiamate le riserve, appena rientrate dalla lunghissima guerra con Hamas, si sono già avute due perdite e molti feriti.

L'esercito avverte la popolazione non coinvolta di sgomberare, un milione di persone è in movimento; sulle infrastrutture che non appartengono agli Hezbollah ma al governo libanese, c'è cautela, una richiesta di Trump chiede di preservare l'aeroporto. Il capo di Stato maggiore Zamir parla di "una migliore preparazione per nuovi scenari offensivi e difensivi". Anche a Dahia dove risiede la piramide di Hezbollah, Beirut fuma. Non c'è e non ci sarà accordo con Hezbollah, si punta invece all'obliterazione di un'organizzazione che dal 1983 ha riempito il Medioriente di bombe e di morti americani e israeliani, ha portato i suoi assassini fino a Buenos Aires e a Burgas, ha punteggiato Israele di attacchi terroristici e di migliaia di missili di tutte le dimensioni, come quelli che ora mischiano i loro allarmi a quelli iraniani.

Dopo il 7 ottobre già il giorno dopo, Hezbollah colpi con lanci e artiglieria la gente del Nord, l'intenzione era una tenaglia di morte che finisse Israele. La decisione di Netanyahu di accettare la sfida fino all'eliminazione di Nasrallah è stata decisiva. Ma l'idra sciita ha molte teste e Israele sembra aver deciso di affrontare il pericolo una volta per tutte.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica