Roberto Volpetti dal 2018 guida l'Associazione Partigiani Osoppo Friuli, cercando di contribuire a una visione plurale della Resistenza e di combattere quelli che Giampaolo Pansa chiamava i "gendarmi della memoria".
Presidente Volpetti, nel Consiglio regionale del Lazio il Partito democratico ha bocciato la proposta di legge sui "viaggi della memoria" sostenendo che questa iniziativa metta sullo stesso piano Shoah e Foibe. Cosa ne pensa?
"Credo che lo spirito della proposta di legge incarni una logica che sarebbe importante fare affermare. Io guido una associazione che porta avanti la memoria della Brigata Osoppo e i drammi che si sono verificati sul confine orientale a causa della duplice dittatura nazifascista e comunista. Qui il nazismo ha lasciato i suoi drammatici segni durante l'occupazione dal settembre 43 al marzo del 45 così come lo ha fatto il comunismo, con la Malga di Porzùs e con le foibe".
Esiste il rischio che questo tentativo di raccontare la Liberazione in modo selettivo allontani i giovani da una storia percepita come ideologica e divisiva?
"Il Novecento è stato attraversato da queste grandi tirannie che hanno colpito buona parte dell'Europa. Non ha senso impedire ai ragazzi di approfondire la complessità della Storia. Far conoscere i due volti di questa tragica esperienza è fondamentale. Non comprendo le obiezioni e i distinguo. L'Italia deve superare questa impostazione ben sintetizzata dalla risoluzione del Parlamento europeo che ha equiparato il nazifascismo e il comunismo".
Una risoluzione che provocò imbarazzi a sinistra, con i partiti italiani che votarono in dissenso dal gruppo europeo di appartenenza.
"Guardi, noi ci trovammo nel 2020 a dover rivedere lo statuto e decidemmo di inserire il riferimento culturale a questa disposizione. Vedo che in Italia su questo argomento c'è un silenzio assordante così come sulla data del 23 agosto in cui si ricordano le vittime dei totalitarismi del Novecento".
Tutto questo contribuisce a rendere il 25 aprile, a 80 anni dalla Liberazione, una data divisiva.
"Il dato di fondo è che è diventata la festa dei partigiani, ma la liberazione non l'hanno fatta solo i partigiani. È stata fatta dagli Alleati e da tutti da coloro che hanno combattuto i tedeschi, come testimonia Cefalonia ma anche ciò che accadde la notte tra l'8 e il 9 settembre quando la Guardia di Frontiera al passo di Coccau si oppose al'ingresso dei tedeschi. Morirono in una trentina, mai ricordati. Così come contribuì il corpo italiano di liberazione che combatteva al fianco degli alleati o la brigata ebraica. Finché non verrà riconosciuto il sacrificio di tutti coloro che si batterono per la Liberazione il 25 aprile non sarà mai la festa di tutti".
Lei individua segnali preoccupanti nel dibattito pubblico?
"La politicizzazione della Resistenza è un fenomeno tutto italiano e si trascina da sempre. Lo stesso caso del Lazio sta a indicare che non siamo ancora arrivati a un maturo riconoscimento di quella che è stata la guerra di liberazione.
Noi ogni anno il 25 aprile facciamo il nostro viaggio della memoria, partiamo dal monumento a Salvo d'Acquisto, celebriamo i caduti di Cefalonia, gli internati militari e poi ci rechiamo a un monumento che ricorda i partigiani caduti. Devo dire che qui vengono sempre anche i rappresentanti dell'Anpi. In questo momento di grandi divisioni internazionali serve una nazione unita, è un aspetto determinante del nostro futuro".