"La verità della storia è nei dettagli", scriveva Paul Auster, uno dei principali esponenti della letteratura postmoderna, autore dell'indimenticabile Trilogia di New York. Nel nostro caso, il dettaglio sta in un comunicato stampa del 5 giugno pubblicato sul sito del comune di Genova e rimbalzato sulle principali agenzie di stampa. La notizia non è di quelle che tolgono il sonno: Silvia Salis, sindaca del capoluogo ligure, l'11 giugno terrà una conferenza stampa per fare il punto sul suo primo anno alla guida della città.
Niente di strano, anzi. Se non per un particolare. "Ciascuna testata - scrivono tutte le agenzie - potrà rivolgere un massimo di due domande su tematiche che riguardano l'amministrazione della città. Si pregano i colleghi interessati a partecipare di accreditarsi a questo link, indicando le tematiche su cui rivolgeranno le domande, entro lunedì 8 alle 18". Non è un errore, né un fraintendimento. Anzi, il sito del comune di Genova conferma. E qui il dettaglio aiuta a comprendere "la verità della storia". Perché nel comunicato pubblicato dal sito del Comune l'unico passaggio in neretto - dunque a sottolinearne l'importanza - è proprio quello: "Indicando le tematiche su cui rivolgeranno le domande entro lunedì 8 alle 18".
Insomma, Salis ambisce alla leadership nazionale del campo largo, va ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa, partecipa all'evento dei 50 anni di Repubblica, finisce in copertina su Vanity Fair, ma per la sua conferenza stampa vuole solo domande "su tematiche che riguardano l'amministrazione della città". E, non contenta, pretende di sapere anche cosa le chiederanno. "Indicando le tematiche su cui rivolgeranno le domande", è infatti la condizione per presentare la richiesta di accredito.
Davvero una curiosa modalità di organizzare una conferenza stampa. Per giunta, così riporta il comunicato della Salis, incredibilmente "concordato con l'Ordine dei giornalisti della Liguria". Una sorta di suicidio professionale di un ordine che - magari non su scala nazionale, ma certamente in Liguria - sembra avere completamente smarrito i principi base della professione. Perché è nelle cose che il portavoce o l'ufficio stampa di un premier, di un ministro, di un presidente di Regione o di un sindaco si premuri di sapere quali domande potrebbero fare i giornalisti. È il loro lavoro e sono pagati per questo.
Ben diverso è che un giornalista debba mettere nero su bianco on line in una richiesta di accredito il tema della domanda che farà, una roba che evoca la Corea del Nord di Kim Jong-un (ma probabilmente a Pyongyang ammanterebbe la cosa di una qualche forma di pubblica presentabilità). In tutto questo, passa quasi in secondo piano il fatto che Salis pretenda che le domande siano "su tematiche che riguardano l'amministrazione della città". Anche questo surreale, considerando che - del tutto legittimamente - la sindaca di Genova si sta ritagliando un profilo decisamente nazionale. A gennaio a una convention a Roma ha tenuto un intervento sulla laicità dello Stato, a febbraio è stata premiata sempre a Roma come personaggio politico dell'anno per le sue azioni a tutela della comunità Lgbtq+, ad aprile ha preso posizione sul caso Casapound e sulla remigrazione, mentre il 2 giugno ha fatto un videomessaggio sulla festa della Repubblica e "l'orgoglio per 80 anni di voto alle donne". Tutte battaglie non solo legittime, ma pure giustissime. Ma non si capisce perché un politico che ormai ha questo profilo nazionale pretenda domande solo su Genova.
Inutile, a questo punto, dilungarsi sulle poche conferenze stampa di Giorgia Meloni in questi suoi quasi quattro anni a Palazzo Chigi. La premier gli preferisce i più veloci punti stampa (doorstep, come dicono quelli bravi) e si dedica molto alla comunicazione via social. Va detto che se sul sito di Palazzo Chigi fosse apparso un comunicato simile a quello presente sulla home page del comune di Genova sarebbe diventato un caso. E non solo italiano.
A memoria, Silvia Salis è la prima che sia riuscita a codificare formalmente la richiesta di accredito alla conferenza stampa - una semplice richiesta - con
la discriminante che per farla è necessario "indicare le tematiche su cui si rivolgeranno le domande".Lo fa da sindaco di Genova. E, inevitabilmente, viene da chiedersi cosa potrebbe succedere se arrivasse a Palazzo Chigi.