I democratici americani non riescono a fermare Donald Trump sull'intervento in Iran. Il Senato Usa ha bocciato la risoluzione sostenuta dall'Asinello sui poteri di guerra volti a limitare la capacità del presidente di intraprendere ulteriori azioni militari senza l'approvazione del Congresso. E il tycoon insiste nel voler avere un ruolo nella scelta del successore di Ali Khamenei, sostenendo con Axios di dover "essere coinvolto" e che il figlio dell'ayatollah ucciso sabato è "per me inaccettabile". "Vogliamo qualcuno che porti armonia e pace in Iran - afferma - Stanno sprecando tempo. Il figlio di Khamenei è un peso piuma. Devo essere coinvolto nella nomina, come con Delcy" Rodriguez in Venezuela. Trump spiega di non volere "un nuovo leader supremo che continui le politiche del predecessore, costringendo gli Stati Uniti a tornare in guerra tra cinque anni". Il tycoon ribadisce che gli iraniani lo chiamano per fare un accordo ma che "è troppo tardi". E aggiunge che la Casa Bianca ha aiutato gli influencer Maga a fuggire dal Medio Oriente su un jet privato.
Riguardo l'iniziativa in Senato, invece, è stata respinta con 53 voti contrari e 47 favorevoli, seguendo in gran parte linee di partito, con il democratico John Fetterman che ha votato con i repubblicani e Rand Paul unico repubblicano a favore della limitazione. The Donald ha così incassato un primo importante appoggio alla campagna militare contro l'Iran, gettando le basi per la bocciatura di una misura simile anche alla Camera che gli garantirebbe carta bianca. Il senatore repubblicano della South Carolina Lindsey Graham, ex presidente della Commissione per le Forze Armate e stretto alleato del comandante in capo (lo stesso che lo ha personalmente esortato ad attaccare l'Iran) ha avvertito i colleghi che l'adozione della risoluzione avrebbe messo Trump con le spalle al muro nel bel mezzo di una guerra: la misura del 1973 consente infatti a un presidente di impegnare l'esercito in un conflitto armato a condizione che ne informi Capitol Hill entro 48 ore, e prevede un termine di 60 giorni per iniziare il ritiro, a meno che il Congresso non autorizzi una dichiarazione di guerra o l'uso della forza militare. E mentre il capo del Pentagono Pete Hegseth ribadisce che gli Stati Uniti "stanno vincendo in modo decisivo, devastante e senza pietà", sale a sei il bilancio confermato dei soldati americani uccisi. L'esercito Usa ha identificato tutte le vittime di domenica, quando un "sistema aereo senza pilota" ha eluso le difese aeree per colpire un centro di comando a Port Shuaiba, in Kuwait. I soldati erano membri della Riserva dell'Esercito: "Questi uomini e donne si sono offerti coraggiosamente volontari per difendere il nostro Paese e il loro sacrificio non sarà mai dimenticato", assicura il segretario dell'US Army Daniel Driscoll. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, spiega che il Pentagono sta programmando il rimpatrio delle salme, e Trump intende presenziare "al dignitoso trasferimento di questi eroi per unirsi al dolore delle loro famiglie".
Mentre il ministro della Difesa israeliano Israel Katz fa sapere che il suo omologo americano Hegseth gli ha assicurato il fermo sostegno di Washington: "Mi ha detto Continuate fino alla fine, siamo con voi", dice Katz, parlando di una telefonata avvenuta mercoledì sera tardi.