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Donald il terribile fa paura ai liberal. Ma tra guerre ed espulsioni i Democratici hanno fatto peggio

Biden cacciò molti più illegali, Obama attaccò Irak, Siria e Afghanistan. Ma il cattivo è il tycoon

Donald il terribile fa paura ai liberal. Ma tra guerre ed espulsioni i Democratici hanno fatto peggio
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È passato solo un anno dal suo ritorno alla Casa Bianca ma per i suoi avversari è già Donald "Il Terribile". Nel regno dem di Minneapolis, guidato dal governatore Tim Walz - già candidato alla vicepresidenza con la sconfitta Kamala Harris - lo descrivono come il terrore dei migranti. Per la Cnn e gli altri grandi media Usa sta chiaramente abusando dei suoi poteri. Per la deputata democratica Elena Sotkin, già agente della Cia in un'Irak dove gli americani non andavano certo per il sottile, le tecniche di intimidazione sociale di Trump ricordano i peggiori dittatori sudamericani. Ovviamente nel mirino ci sono soprattutto le sue politiche di contrasto all'immigrazione illegale.

Ma sono così diverse da quelle dei suoi predecessori? Secondo un'inchiesta pubblicata domenica dal New York Times l'attuale amministrazione ha ordinato la deportazione di 230mila clandestini fermati all'interno del Paese e di altri 270mila bloccati al confine. A questi 500mila vanno aggiunti 40mila che si sono fatti rimpatriare in cambio del "bonus" d'uscita di circa 3mila dollari garantito a chi si auto-denunciava entro il 31 dicembre 2025. Dunque in tutto circa 540mila deportazioni. Ben poca cosa rispetto agli ultimi due anni dell'era Biden. In quel biennio l'amministrazione democratica, preoccupata per la perdita di consensi generata dall'invasione di clandestini (erano circa 14 milioni nel 2024) ordinò 590mila deportazioni nel 2023 e ben 650mila nell'anno successivo. E comunque bazzecole rispetto all'operazione Wetback ordinata nel 1954 dall'amministrazione Eisenhower e conclusasi con l'espulsione di circa 1milione e 100mila migranti illegali messicani.

Ma passiamo alle accuse più gravi. Prima fra tutte quella di voler mettere le mani sui territori danesi della Groenlandia per sfruttarne le risorse minerarie e contrastare l'eventuale influenza russa o cinese. Pur non essendo chiaro se Trump intenda negoziare l'acquisto dell'isola o annetterla, la maggior parte dei media scommette sulla seconda ipotesi. Ed evita di ricordare che l'attuale Presidente non è il solo ad aver messo gli occhi sulla posizione strategica dell'isola e sulle ricchezze del suo sottosuolo. L'Amministrazione Biden fu la prima ad incoraggiare prospezioni minerarie per individuare giacimenti di terre rare e anticipare, al caso, l'arrivo dei cinesi. Sempre in quel quadriennio gli Stati Uniti negoziarono con Copenaghen l'allargamento delle operazioni alla base aerea di Thule e l'utilizzo per scopi militari di porti e aeroporti. Quanto all'intervento in Venezuela e all'arresto del presidente Nicolas Maduro c'è da ricordare che nessuna delle precedenti operazioni statunitensi è stata condotta in maniera altrettanto millimetrica colpendo esclusivamente un'ottantina di militari della scorta presidenziale ed evitando perdite collaterali tra i civili. Ben poca cosa rispetto alle migliaia di civili uccisi dai bombardamenti in Afghanistan, Libia Siria, Yemen ed Irak ordinati dal premio Nobel Barack Obama. Bombardamenti accompagnati dall'appoggio concesso ai ribelli jihadisti in Libia e Siria.

Massacri accompagnati dal disprezzo del Segretario di Stato Hillary Clinton che di fronte al cadavere di Muhammar Gheddafi linciato, sodomizzato e infine ucciso mormorò "venimmo, vedemmo e lui morì". Un'irrispettosa emulazione del più glorioso "veni vidi vici" di Giulio Cesare che le valse la reputazione di signora del cinismo.

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