"Draghi, il gruppo misto, le trattative: vi dico cosa succede davvero"

L'ex deputato Pino Pisicchio, capogruppo del gruppo misto nella scorsa legislatura, ci svela tutti i segreti dell'elezione del prossimo Capo dello Stato

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"Sono stato sempre un suo oppositore, ma va dato a Silvio Berlusconi l'onore delle armi perché questa straordinaria energia a 85 anni indica una prospettiva positiva per le persone anziane. Non è mai troppo tardi". A dirlo è l'ex deputato Pino Pisicchio, già capogruppo del gruppo misto nella scorsa legislatura e autore del romanzo Quirinal game.

Onorevole, dopo il ritiro della candidatura di Berlusconi, chi vede tra i favoriti?

"Teniamo presente che questa è la prima volta che si arriva all'elezione del presidente della Repubblica senza una maggioranza omogenea. Tralasciando la Prima Repubblica quando la Dc poteva anche scegliere di investire su un personaggio esterno come Saragat o Pertini, oggi le Politiche del 2018 ha consegnato un caleidoscopio in cui ci sono molte minoranze ma non una maggioranza chiara. Questo significa che solo un candidato che non abbia il gagliardetto dei partiti ha qualche chance di chiudere degnamente questa storia. Chiaramente chi si trova in una posizione privilegiata è Draghi, il quale ha detto sia in musica sia in prosa di essere disponibile a fare questa nuova esperienza. Va considerato, inoltre, che, di fatto, il governo lavorerà da fine febbraio ad agosto. Dopo di che si approverà la legge di stabilità di fine legislatura e, a gennaio del 2023, stiamo già in campagna elettore perciò, a mio sommesso parere, c'è ancora un margine ampio di ritornare su Draghi perché, comunque, finora lui prende i voti di questa maggioranza. Inoltre, se dovesse saltare la possibilità di eleggerlo al Colle, Draghi potrebbe anche mandare tutti a quel paese e dimettersi".

Ma, se si elegge Draghi al Colle e si mette un tecnico a Palazzo Chigi, a quel punto la politica viene di fatto commissariato. Oppure no?

"Certo, è giustissimo ed è per questo che, in questi giorni, ho lanciato una provocazione. Dato che Mattarella è un politico, un uomo delle istituzioni amato dagli italiani che, nel caso in cui Draghi salisse al Colle, potrebbe dedicare un pezzo della sua vita al servizio del Paese. Si tratterebbe di convincerlo a restare un anno a Palazzo Chigi. Se tutti dicono che il ticket Mattarella-Draghi è meraviglioso, chiediamo al Capo dello Stato di fare questo sacrificio. Sarebbe un inedito, ma nulla lo vieta. In ogni caso va trovato prima l'accordo per il nuovo inquilino del Colle e, poi, quello di Palazzo Chigi. Non è possibile fare diversamente anche perché non si capisce perché Draghi ha l'autorevolezza per fare il premier e non il Capo dello Stato".

C'è la possibilità di eleggere un Capo dello Stato di centrodestra?

"No perché, in questo clima, non si può portare a casa un risultato di misura. Serve un consenso ampio dato che, nella prossima legislatura, avremo un Parlamento ridotto del 40%. Chi viene eletto adesso deve avere un consenso così ampio da superare la possibilità che il prossimo Parlamento abbia una maggioranza diversa da chi lo ha eletto".

Oggi sarebbe possibile eleggere una donna al Quirinale?

"Il presidente non si elegge in base al genere e, a dirlo, sono io che avrei voluto Tina Anselmi presidente della Repubblica. Il problema è che, per essere eletti, servono i voti. Se in partenza non esiste una solidità di consenso forte è difficile che qualcuno possa passare solo per il suo essere donna anziché uomo, soprattutto se si considera che i voti non riesce a trovarli Draghi...".

Si dice che il gruppo misto sarà l'ago della bilancia. Lei cosa ne pensa?

"Posto che il gruppo misto è l'esito della patologia dei partiti, è uno spazio di libertà per i parlamentari non iscritti ai grandi gruppi. Sono parlamentari che portano una visione personale delle scelte da compiere e, infatti, si schierano oggi al centro, domani a destra e dopodomani a sinistra sulla base a valutazioni autonome. Il capogruppo non riunisce i membri del gruppo misto per dettare una linea comune a tutti. Detto questo, quindi, il gruppo in sé non è decisivo, ma lo sono i singoli componenti. Ognuno decide come gli pare. Chi tradizionalmente vota a destra è difficile che voti a sinistra e viceversa".

Quindi, in pratica, sono dei cani sciolti?

"Esattamente e guai a pensare diversamente".

In queste ore le trattative come avvengono?

"Tutto ciò che va a finire in rete, in televisione o in pagina non significa niente. I veri incontri non li conosce nessuno. È ancora tutto da fare. Finora abbiamo visto solo scena e 'fuffa'. La partita è ancora tutta da giocare anche perché qui ognuno pensa per sé. Di sicuro quando si incontreranno i leader si chiederanno a vicenda: 'Ma tu veramente puoi contare sui parlamentari che dici? A me risulta di no... Dobbiamo capire chi, cosa e quanti voti conta. Cominceremo a capire qualcosa solo dopo la terza votazione".

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