Così il Conte disperato continua a rincorrere Draghi

I parlamentari del Movimento sono pronti a tutto per evitare il voto anticipato. E non si fidano della promessa di sostituire Draghi con Franco a Palazzo Chigi

Così il Conte disperato continua a rincorrere Draghi

Giuseppe Conte prova a indossare i panni dell’uomo decisivo per l’azione di governo. Ma con risultati deludenti. Dopo l’incontro con i deputati del Movimento 5 Stelle alla Camera, l’ex presidente del Consiglio sta cercando di stabilire un rapporto con il suo successore a Palazzo Chigi, Mario Draghi. E, nonostante alcuni articoli lo accreditassero in costante contatto con il premier, Dagospia rivela di un solo incontro personale, che si è tenuto sulla riforma della Giustizia, firmata da Marta Cartabia. Da allora in poi, nulla. Anzi peggio: sempre secondo il sito di Roberto D’Agostino, ci sono state telefonate di Conte cadute nel vuoto. Draghi non ha risposto. Non proprio un bel segnale per l’ex avvocato del popolo alle prese con le lacerazioni nel Movimento, né tantomeno una spinta per la sua leadership.

Certo, la votazione sul ddl Zan ha avuto un effetto insperato: ha placato gli animi tra i 5 Stelle, che hanno trovato convergenza sul nemico comune, Matteo Renzi. Ma la tregua è destinata a finire in poche ore. E si torna al punto di partenza: lo scarso peso dei 5 Stelle sull’azione di governo e, guardando più in avanti, sulla strategia per il Quirinale. Al momento, insomma, si naviga a vista. Spiega un deputato: “Conte ha cercato di comprendere quale è il sentiment di noi parlamentari, dopo che ci ha ignorati per mesi. Chiedevamo di essere ascoltati e siamo stati trattati come un bancomat per finanziare il progetto politico. Adesso è consapevole che il presidente della Repubblica lo eleggiamo noi, serve che ognuno scriva il nome scelto. E che basta un attimo per fare un dispetto…”. Una premessa tutt’altro che incoraggiante.

Disposti a tutto, anche a Prodi

Il leader dei 5 Stelle, comunque, non ha ancora le idee chiare. Si parla della candidatura di bandiera con Liliana Segre, che ha declinato l'invito. Nelle conversazioni tra deputati c’è chi non esclude la strada che porta a Romano Prodi: “Per Letta è il candidato naturale e noi lo abbiamo inserito nella lista delle Quirinarie nel 2015, quando eravamo nemici giurati del Pd. Immaginiamoci ora...”, ricorda un deputato alla seconda legislatura. Certo, nessuno tra i pentastellati si prende la briga di proporre il nome del Professore. E a chi fa notare che ci sarebbe un muro del centrodestra, la risposta è pragmatica: “Non solo noi vogliamo evitare le urne. Tra i moderati e nel gruppo Misto ci sono decine di parlamentari disposti a qualsiasi soluzione per evitare di spedire Draghi al Colle”. Il motivo? Il passaggio da Palazzo Chigi al Colle porterebbe un elevato rischio di voto anticipato. Meglio evitare, dunque. Anche perché qualcuno immagina che la tesi contiana di sostituire il premier con l’attuale ministro dell’Economia, Daniele Franco, è “un cavallo di Troia per mandarci alle elezioni”. Perciò si deve andare sul sicuro. E potrebbe essere tirato fuori dal cilindro il nome di Prodi.

Insomma, i fronti per Conte sono aperti, mentre cerca udienza a Draghi, deve tamponare le tensioni interne. “Sul tavolo ci sono ancora tutte le questioni appese. Su tutte la deroga alla regola sui due mandati per cui non è stata assunta alcuna decisione. Eppure Conte è alla guida del Movimento da qualche mese ormai”, osserva chi vorrebbe giocarsi le proprie carte per una terza elezione.

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