Draghi da Mattarella chiude il caso Conte "Niente governo senza i Cinque stelle: avanti fino alla fine"

Il premier assicura la pax coi grillini e giura: "Mai chiesto a Grillo di mandare via il leader". Quindi nega ogni rimpasto e dice: "È l’ultimo esecutivo che guido e non sono disposto a guidarne un altro con un’altra maggioranza"

Draghi da Mattarella chiude il caso Conte "Niente governo senza i Cinque stelle: avanti fino alla fine"

E allora niente, si va avanti così. Mario Draghi lo spiega in mattinata al capo dello Stato: con Conte «incidente chiuso». Lo ripete durante il Consiglio dei ministri. «Lavoriamo». Lo conferma pubblicamente alla sei di sera in diretta Tv. «Sono ancora ottimista, il governo non rischia e sono sicuro che la maggioranza manterrà l'interesse nazionale come bussola per raggiungere gli importanti obbiettivi che ci siamo prefissi». Nessun rimpasto, niente appoggi esterni, i grillini devono restare a bordo. «Il governo è nato con i Cinque stelle e non può esistere senza. Hanno dato un contributo importante e continueranno a darlo nei prossimi mesi». Non ci sono dubbi, non c'è spazio per riposizionamenti e manovre: «Giuseppe Conte me lo ha assicurato, quindi mi baso su questo».

Chissà che cosa ne pensa il leader Ms5. Nel frattempo però Draghi lo ha neutralizzato, calmato forse, di certo incatenato all'esecutivo. «Ho parlato con lui l'altra sera e poco fa ci siamo scambiati un messaggio per vederci presto. Non ho mai chiesto a Grillo di mandarlo via e non capisco perché mi si vuole tirare dentro le dinamiche di un partito. Ci sono riscontri oggettivi? Degli sms? Vediamoli, li aspetto». Intanto i Cinque stelle devono rimanere in maggioranza. Dove andrebbero sennò? Alle elezioni anticipate, a farsi massacrare? «Questo esecutivo ha visto la luce con il M5s e non si accontenta di un appoggio esterno perché valuta troppo il contributo dei Cinque stelle». E qui il premier scandisce le parole: «Nessuno ha mai proposto un rimpasto e questo è l'ultimo governo di cui io sono presidente del Consiglio». E, per essere ancora più chiaro: «Non sono disposto a guidare un governo con un'altra maggioranza». Quanto alla Lega e al braccio di ferro con il Pd su cannabis e ius scholae, «si tratta di iniziative parlamentari sulle quali l'esecutivo non entra e io non parlo». Ma nemmeno su quel fronte sembra preoccupato. «Dinamiche politiche, divergenze di opinioni».

È il solito Draghi sicuro e in palla, un po' Super Mario, quello che si presenta in sala stampa per commentare «gli ultimi sette giorni molto intensi». Ma è anche piuttosto irritato. Unione Europea, G7, Nato, vertici storici sulla guerra, l'energia, le misure per la crisi, l'Italia che raggiunge i 45 obbiettivi previsti dal Pnrr e ora può incassare il secondo assegno da 24,1 miliardi, un Paese «che ha rispettato tutte le scadenze e che rafforza la sua affidabilità», invece bisogna star qui a rintuzzare i giochetti di Conte, dopo aver lasciato in anticipo il summit Atlantico di Madrid per correre a Roma a metterci una pezza.

«Sono tornato prima per le bollette e per l'assestamento di bilancio, se non avessimo approvato il decreto entro oggi per gli italiani sarebbe stato un disastro», spiega il premier che non avrebbe alcuna voglia di infilarsi nella polemica pentastellata. «Con Grillo ottimi rapporti, gli incontri durante le consultazioni sono stati molto proficui, infatti la nostra azione è impregnata dei loro temi, dalla sostenibilità alla transizione ecologica alla digitalizzazione. Però non gli ho mai chiesto di rimuovere Conte, non ho mai pronunciato quelle dichiarazioni che mi sono state attribuite, non entro nelle logiche dei partiti, una cosa che mi è estranea». E la foto al Prado, tutti i leader in piedi a guardare Velasquez e Goya e lui seduto sulla panca al telefono con Roma? Il solito premier italiano alle prese con una maggioranza instabile? «No, stavo preparando il Consiglio dei ministri. C'era un concerto, era un momento sociale del vertice, e io, diciamo, mi sono seduto perché ero un po' stanco».

Del resto, aggiunge, e stata davvero una settimana intensa. «Ecco, vorrei fare una considerazione sui risultati importanti raggiunti dall'azione del governo a livello internazionale e nazionale. Successi che sono merito di questa maggioranza che ha saputo prendere delle decisioni nell'interesse del Paese». Ora bisogna continuare, con i Cinque stelle. «Abbiamo davanti tante sfide, guerra, Pnrr, rincari, siccità, che supereremo se avremo la stessa determinazione». Draghi argine al populismo, così lo hanno definito. «No, il populismo è anche insoddisfazione e l'argine consiste nel cercare risposte ai bisogni della gente».

Finisce così, aspettando la prossima puntata. Un sospirone sul Colle, dove Sergio Mattarella ha in qualche maniera mediato, ammorbidendo Conte la sera prima e apprezzando il giorno dopo «la risolutezza» del premier nel voler completare il mandato affidato. Del resto, dicono al Quirinale, dopo Draghi ci sono solo le elezioni. E M5s ha fatto due conti.

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