Anche gli ambientalisti danno il due di picche a Letta

Giravolte da campagna elettorale: il segretario dem, favorevole al termovalorizzatore, oggi si fa portavoce "del partito più ambientalista d'Europa". Gli attivisti però non si fidano più

Anche gli ambientalisti danno il due di picche a Letta

Invasione dei Fridays For Future a Torino in questi 5 giorni di manifestazione in nome della lotta al cambiamento climatico: da una parte convegni, incontri e dibattiti, dall’altra campeggio a cielo aperto e bar improvvisati in quello che può essere definito il Campus dei seguaci di Greta. Il tema, dopo anche le ultime estreme azioni degli ecologisti, è molto caldo e va a scontrarsi – o incontrarsi – con i frenetici giorni di campagna elettorale dei partiti italiani. I movimenti e i rappresentanti green di tutta Italia annunciano lo sciopero nazionale per il clima previsto per il prossimo 23 settembre, esattamente l’ultimo giorno utile prima delle elezioni politiche. Si contenderanno, quindi, le piazze di tutta Italia i rappresentanti del potere e i paladini dell’ambiente.

Questi sono oggi sul piede di guerra come non mai. Se nel 2020 avevano visto uno spiraglio di collaborazione con la politica nazionale, elaborando una piattaforma di proposte che si chiamava “Ritorno al futuro”, gli anni successivi, rivendicano, sono stati completamenti abbandonati a loro stessi. Un nuovo spiraglio era apparso a inizio governo Draghi che, nel discorso di insediamento al Senato, aveva strizzato l’occhio ai movimenti, lasciando intendere un impegno sul tema durante il mandato.

Così non è accaduto e quelli che erano idealisti green si sono ben presto trasformati in movimenti sempre più agguerriti, con la formazione di gruppi fortemente ideologici come Extinction Rebellion, Ultima Generazione ed Ecologia Politica. E, se oggi, non possiamo negare che l’emergenza climatica sia peggiorata, è innegabile anche che la politica italiana si trovi di fronte non più a giovani appassionati attivisti, ma a schieramenti pronti a tutto per rivendicare le proprie idee – come dimostrato dai gesti estremi compiuti nell’ultimo mese, a partire dal blocco del grande raccordo anulare di Roma – e in continua lotta con una politica che, secondo loro, è sempre più distante dal tema e che non prende in considerazione l’emergenza come dovrebbe.

Si è venuta a creare quell’alleanza – che ricorda molto un passato tipico di una sinistra che non esiste più – tra movimenti ambientalisti e fabbriche, che ha dato vita al nuovo “ambientalismo operaio”. In particolare, l’alleanza tra Gkn e Fridays for Future si pone come spina nel fianco al potere: “Ci avevano detto che stavamo perdendo il lavoro per colpa di Greta, hanno strumentalizzato l’ecologia in modo violento contro di noi”, ha esordito il portavoce del Collettivo di Gkn, Dario Salvetti. Al centro della protesta il dialogo mancato con la politica che porta, inevitabilmente, i comitati e movimenti a imporsi con forza in questo momento di grande confusione.

E se la “delusione” da parte dei fan di Greta Thunberg è palese, c’è chi non perde l’occasione di fare propria la battaglia: Enrico Letta nonostante fino a qualche giorno fa – o almeno fino a prima della caduta del governo – non aveva fatto mistero del totale appoggio sul tema del termovalorizzatore a Roma, adesso dichiara che “il Pd è il partito più ambientalista d’Europa”. Evidentemente, nella ricerca spasmodica nel trovare quante più figure, movimenti e associazioni da portare sotto la propria ala in vista delle urne, il Dem ha ben pensato di puntare su un tema ghiotto in termini di consenso, oggi più che mai. Ma, nonostante i tentativi, Letta riceve un bel due di picche dagli ambientalisti che – ormai – si dimostrano ostili alle promesse e dichiarazioni dei politici.

Chiederemo che le prossime elezioni siano delle elezioni per il clima” – fanno sapere i movimenti mediante un comunicato. “È una lotta di classe: per anni la classe dominante, principalmente attraverso le imprese e i governi del Nord Globale dominati da maschi eterosessuali benestanti e bianchi, ha esercitato il potere, acquisito attraverso il colonialismo, il capitalismo, il patriarcato, la supremazia bianca e lo sfruttamento, per distruggere la terra e i suoi abitanti senza alcun rimorso", continuano gli attivisti buttando nel calderone gli immancabili temi del patriarcato e dell’eterosessualità che – come il prezzemolo – stanno bene un po’ su tutto. “Il loro profitto è la nostra morte. Il loro profitto è la nostra sofferenza”, concludono durissimi.

Le idee e la strada che hanno intenzione di intraprendere i salvatori della terra 2.0 non è quindi così chiara, ma una convinzione ce l’hanno: no alla fiducia nei partiti politici, tanto più a quella sinistra che avrebbe dovuto essere la loro sponda e che, invece, dalle affermazioni dei movimenti, sembra essere stata distratta e inconcludente. Niente da fare per il Pd, quindi, chedovrà trovare altre frange di cittadini che ancora nutrono un minimo di fiducia in quel “progressismo” di cui il partito si fa portavoce ma che, nella realtà, sembra essere solo fuffa.

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