E sul centrodestra già pesa la corsa ​a sindaco di Milano

Forza Italia vorrebbe indicare un suo candidato nella corsa a Palazzo Marino, ma è ben consapevole che senza i voti della Lega non c'è partita

E sul centrodestra già pesa la corsa ​a sindaco di Milano

Manca poco meno di un anno, eppure la corsa a sindaco di Milano già condiziona il dibattito politico all'interno del centrodestra. Al punto che negli ultimi due giorni Forza Italia ha preferito mordersi la lingua piuttosto che prendere le distanze da un Matteo Salvini i cui affondi sull'immigrazione sono magari condivisi nel merito ma ritenuti eccessivi nei modi. In particolare, l'attacco al segretario generale della Cei Nunzio Galantino e più in generale ai vescovi che «non devono rompere le palle» sull'immigrazione.

Parole forti quelle del leader della Carroccio. Che quest'estate pare davvero voler seguire le orme di chi la Lega l'ha creata, quell'Umberto Bossi che già a metà degli anni Novanta non perdeva occasione per puntare il dito contro «la Chiesa del denaro» o «l'atea romana Chiesa», fatta di «falsoni e vescovoni nazionalclericali», tanto che Mario Borghezio arrivò a evocare lo scisma lanciando «la Chiesa del Nord». Passati venti anni Salvini torna a menar fendenti, anche lui da Ponte di Legno proprio come ha fatto il Senatùr per 23 anni consecutivi con comizi memorabili. Anche il segretario della Lega, insomma, con la comunicazione ci sa fare. E se c'è da approfittare della consueta carenza agostana di notizie per dettare l'agenda ben venga. Forza Italia è inizialmente sembrata un po' a rimorchio. E sia sullo scontro frontale con la Chiesa, sia sulla proposta di scioperare tre giorni contro il governo Renzi è rimasta alla finestra. Pur considerando i toni di Salvini decisamente eccessivi, ci sono infatti volute 48 ore per smarcarsi. Colpa soprattutto della partita che si sta giocando dietro le quinte in viste delle amministrative di Milano.

Forza Italia, infatti, vorrebbe indicare un suo candidato nella corsa a Palazzo Marino, ma è ben consapevole che senza i voti della Lega non c'è partita. Ecco perché si è fatto di tutto per evitare il braccio di ferro con il Carroccio. Alla fine, però, la presa di distanza è stata inevitabile. E può essere un segnale il fatto che si siano voluti esporre in prima persona due big lombardi come Paolo Romani e Mariastella Gelmini (finiti più volte, come lo stesso Salvini, nel totocandidati per Palazzo Marino). Una mano tesa all'area più moderata. Perché per vincere a Milano non è indispensabile solo la Lega, ma anche il centro. Soprattutto adesso che il Carroccio sta spostando il suo baricentro a destra.

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