Esclusi dal "Pride", il corteo per i diritti e l'inclusione. Dopo la cacciata simbolica, è arrivata quella di fatto, a colpi di maniere forti. Un gruppo di partecipanti alla sfilata bolognese, sabato è stato allontanato in malo modo. Erano israeliani, ma anche iraniani e italiani di religione ebraica, e radicali. E non avevano fatto niente per meritare l'ostilità dei contestatori-aggressori. Su di loro è soltanto caduta la presunzione di "complicità" con Israele.
Il pensiero unico avanza, sempre più aggressivo. Dagli eventi letterari alle piazze occorre certificare - con o senza modulo - la propria fede antifascista e l'abiura di Israele e del suo "genocidio". La formula è obbligata e ne sa qualcosa Erri De Luca, ostracizzato per aver difeso la parola "sionismo". "L'odio nuoce gravemente a chi lo prova, chi è odiato non se ne accorge proprio" ha detto ieri lo scrittore a "Ebraica".
Qualcosa di simile accade ormai alle parate del "Pride" come anche al 25 aprile. I dirigenti del "Roma Pride" lo avevano annunciato, decidendo - in vista del loro evento di sabato prossimo - di non accettare la partecipazione alla parata di "Keshet Italia", l'unica associazione ebraico-italiana per i diritti per i diritti Lgb
Gli organizzatori avevano spiegato in una nota che "la bussola di una manifestazione politica" è il suo documento, e in questo documento rivendicavano l'uso del termine "genocidio" applicato a Gaza, accusando Keshet di "non aver preso e non intendere prendere le distanze" da questo "genocidio" operato da Israele".
A Bologna sono passati ai fatti. Alcuni israeliani sarebbero stati spintonati e aggrediti verbalmente da alcuni militanti- - al grido di "Fuori i sionisti dal corteo. Lo hanno riferito alcuni testimoni a "Canale 12" e lo ha riportato The Times of Israel.
Il gruppo contestato sventolava una versione arcobaleno della bandiera israeliana, e gli intolleranti hanno reagito. Stando a quanto raccontato una donna incinta tra gli israeliani sarebbe stata spinta violentemente. "Ci hanno urlato contro che eravamo degli assassini, tutti i bambini presenti erano spaventati", ha dichiarato un israeliano. "Ero lì con mia moglie, mio figlio e un'altra famiglia con i passeggini, e abbiamo filmato le loro urla". Un altro ha aggiunto: "Eravamo con dei bambini, famiglie orgogliose venute a sfilare in un evento nato per promuovere i nostri diritti, e siamo stati attaccati perché siamo ebrei". "Alla fotografa iraniana che esponeva la bandiera dell'Iran è stato urlato A noi non frega nulla dell'Iran" si legge nel comunicato dell'Associazione Piero Capone Bologna-Partito Radicale.
"Ferma condanna per quanto avvenuto al Pride di Bologna - ha scritto l'ambasciatore israeliano a Roma Jonathan Peled, spiegando che è "l'esatto contrario di quanto accaduto a Tel Aviv ove migliaia di persone, ebrei, cristiani e musulmani, hanno sfilato insieme in un clima di rispetto e convivenza".
"Desidero esprimere solidarietà e censurare con fermezza quando accaduto a Bologna - ha dichiarato il capogruppo di Fdi Galeazzo Bignami - è
inaccettabile che nel corso di un'iniziativa che dovrebbe esaltare l'uguaglianza e il rispetto delle diversità ci siano tali episodi di intolleranza. Un'ulteriore dimostrazione dell'ambiguità' e della doppia morale della sinistra".