Ecco chi è la "capitana" della Sea Watch ​che vuole portare i migranti in Italia

Il capitano Carola Rackete è pronta a infrangere il divieto di Salvini e a portare i migranti in Italia: "Per me il porto sicuro è Lampedusa"

Ecco chi è la "capitana" della Sea Watch ​che vuole portare i migranti in Italia

"Restiamo al largo di Lampedusa e reiteriamo la richiesta di sbarco". La risposta della ong tedesca a Matteo Salvini non si è fatta attendere troppo. Dopo che nella notte la Guardia di Finanza è sulita a bordo della Sea Watch 3 per notificare il divieto di ingresso in acque italiane, un tweet ha rlanciato la sfida al ministro dell'Interno facendo sapere che il capitano Carola Rackete non ha alcuna intenzione di fare marcia indietro e che si prepara a puntare dritto verso le coste italiane. "Per noi - ribadisce la giovane al telefono con Repubblica - Lampedusa è e rimane il porto sicuro più vicino al punto dove abbiamo effettuato il salvataggio".

La sfida della "capitana" della Sea Watch non è solo a Salvini, ma anche al decreto Sicurezza bis che, appena approvato, ha subito trovato applicazione. Sabato scorso il governo, in modo compatto, ha firmato "il divieto di ingresso, transito e sosta alla nave Sea Watch 3 nelle acque italiane". Il divieto è, poi, stato notificato dagli uomini della Guardia di Finanza alla comandante dell'imbarcazione. Ma l'ong tedesca, da sempre restia a rispettare le leggi (italiane e internazionali), ha subito fatto sapere, tramite la portavoce Giorgia Linardi, di non essere intenzionata a fare marcia indietro. "Riportando indietro queste persone", ha spiegato, lo staff della Sea Watch "commetterebbe un crimine per cui l'Italia è già stata condannata, ovvero quello del respingimento collettivo". Gli ultrà dell'accoglienza si appigliano da sempre a una sentenza del 2009 della Corte Europea dei Diritti dell'uomo che aveva sanzionato l'Italia proprio per aver rimandato in Libia un gruppo di migranti soccorsi in mare. Ma dall'anno scorso non trovano più a Roma chi è disposto ad ascoltarli. Dopo aver chiuso tutti i porti italiani, Salvini ha anche blindato le nostre acque.

In queste ore Salvini sta facendo leva sulla convinzione che l'ong tedesca sia in torto per aver disobbedito alle indicazioni della Guardia costiera libica che aveva indicato Tripoli come porto di sbarco per i migranti. E, grazie al decreto Sicurezza bis approvato dal Consiglio dei ministri nei giorni scorsi, può, appunto vietarne l'ingresso nelle acque italiane. Ma la situazione di stallo rischia di trasformarsi nell'ennesimo braccio di ferro giuridico e politico. La capitana Rackete, trentunenne tedesca dai capelli rasta, sembra infatti non avere alcuna intenzione di mollare di un solo millimetro. "Non abbiamo ancora preso alcuna decisione, dobbiamo valutare molti aspetti e lo faremo con la consulenza del nostro team legale", spiega a Repubblica rimarcando, però, che "Lampedusa rimane il porto sicuro più vicino al punto dove abbiamo effettuato il salvataggio". Chiusa, dunque, qualsiasi possibilità di riportarli in Libia o di attraccare in Tunisia. "Non li riporterò mai lì - scandisce - queste persone sono sotto la mia responsabilità. Alcune hanno sulla pelle i segni della tortura e sul corpo quelli dell' abuso sessuale". Il suo obbiettivo (dichiarato) è solo l'Italia. E farà di tutto per riusciure ad arrivarci, anche infrangendo un'infinità di leggi come ha già fatto per recuperare i 53 immigrati a poche miglia dalle coste libiche. Ma Salvini non è certo una persona che si arrende facilmente. "Per me - ha fatto sapere nei giorni scorsi - possono rimanere lì a galleggiare fino a Capodanno...".

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