Ecco il codice Casaleggio: M5S ha cambiato padrone

Mentre Grillo fa un passo indietro, per il movimento arrivano le nuove regole. Così l'ex guru e il suo staff si prendono i poteri che prima spettavano al presidente e al consiglio direttivo

Ecco il codice Casaleggio: M5S ha cambiato padrone

In questi ultimi giorni, la pubblicazione sul blog di Beppe Grillo, di un «Codice di comportamento per i candidati ed eletti del Movimento 5 Stelle alle elezioni amministrative di Roma 2016» ha suscitato polemiche, soprattutto con riferimento all'introduzione all'articolo 10 di una «clausola penale» che prevede, in caso di «una eventuale violazione di quanto contenuto nel presente Codice» da parte dei candidati, un risarcimento dei danni quantificati «in almeno Euro 150.000,00».Si è discusso sulla legittimità di clausole che vincolano l'attività politica dei candidati alle direttive di partito. Ma l'importanza essenziale del Codice sta in un altro punto: è la prima volta, infatti, che in un documento ufficiale del M5S, compare ripetutamente il nome di Casaleggio.

Nel Codice si fa riferimento per quattro volte a Casaleggio, al quale si attribuiscono poteri e competenze diverse: si prevede, anzitutto, per sindaco, assessori e consiglieri l'impegno (etico) di dimettersi a seguito di «decisione assunta da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio o dagli iscritti M5S mediante consultazione online». Si noti, qui, che viene ritenuta sufficiente la decisione di Grillo e Casaleggio (la consultazione on line viene soltanto indicata come alternativa possibile); a Grillo e Casaleggio viene, inoltre, attribuito il potere di procedere alla costituzione di uno «staff della comunicazione delle strutture di diretta collaborazione politica degli eletti»; saranno, inoltre, Grillo e Casaleggio che avranno il potere di provvedere al coordinamento dello staff, che avrà il compito di contestare il mancato rispetto degli impegni assunti dal candidato, richiedere il pagamento della penale. E sempre Grillo e Casaleggio sono i soli autorizzati a delegare «portavoce» del M5S ad agire in giudizio per l'esecuzione degli obblighi risarcitori assunti dal candidato.

Tenuto conto che Grillo ha ormai di fatto rinunciato ad esercitare il ruolo di capo politico del Movimento, appare evidente che con questo documento per la prima volta viene formalmente e pubblicamente riconosciuto che la guida direttiva del Movimento è oggi rappresentata unicamente da Casaleggio e dal suo staff. Ossia sempre formalmente da una persona e da uno staff, la cui composizione non è mai stata resa pubblica dal Movimento.

Si tratta, evidentemente, di un sovvertimento completo dell'Associazione M5S e della sua organizzazione. Lo Statuto, infatti, prevede, all'articolo 11, che «organi dell'associazione» siano unicamente l'Assemblea dei soci, il Consiglio direttivo composto da Beppe Grillo, Enrico Grillo ed Enrico Maria Nadasi e il presidente, Beppe Grillo. Poiché nulla viene previsto per il rinnovo eventuale degli amministratori e del Consiglio direttivo, la relativa competenza spetta esclusivamente all'Assemblea dei soci (ossia a tutti gli iscritti al M5S). Nulla viene, inoltre, previsto circa altri organi eventuali.

Oggi, diversamente, i poteri di direzione politica dell'Associazione vengono attribuiti ad una persona che non ricopre alcuna carica in essa e che eserciterà quanto gli viene delegato attraverso uno staff che non solo assume tutti i poteri originariamente attribuiti al Consiglio direttivo ed al presidente, ma che ha controllo assoluto sull'operato politico degli eletti (articolo 3 del Codice: «Il sindaco, gli assessori e i consiglieri del M5S dovranno operare in sintonia con i principi del M5S, con gli obbiettivi sintetizzati nel programma del M5S per Roma Capitale, con le indicazioni date dallo staff coordinato dai garanti del Movimento 5 Stelle»). Il dato politico è evidente: da oggi, Casaleggio (ed il suo staff) viene pubblicamente riconosciuto come capo politico del nuovo partito. È il momento che la base del movimento gli iscritti, i soci reagisca, dimostrando che il movimento è dei cittadini, dei suoi iscritti, e non di una società di capitali. E non è escluso che un intervento del Tribunale possa riservare sorprese e che Casaleggio sia costretto a svelare le carte che eventualmente lo hanno reso capo del nuovo partito.

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