Mentre il dibattito pubblico e i media si concentrano sulla meteorologia politica ed economica del momento, sostenendo che l'aumento del costo degli idrocarburi costerà la maggioranza al Partito Repubblicano, l'analisi strutturale dei dati rivela una realtà molto diversa. Questo aiuta a comprendere alcune scelte palesemente impopolari del presidente Donald Trump.
La geografia elettorale e le regole del gioco istituzionale, sedimentate in 250 anni di storia statunitense, spesso superano anche le contingenze macroeconomiche e sono in grado di proteggere le maggioranze anche in presenza di forti venti contrari nell'opinione pubblica.
La solidità di questa chiave di lettura emerge chiaramente incrociando i dati storici sul tasso di elezione dei parlamentari uscenti con le variabili specifiche di questo ciclo elettorale alla Camera e al Senato.
La mappa del Senato, dove il Partito Democratico si trova a difendere 13 seggi, evidenzia profonde vulnerabilità. L'analisi scompone questa quota registrando ben 4 seggi vacanti lasciati scoperti da pensionamenti in Stati strategici come Michigan, Minnesota, New Hampshire e Illinois, a fronte di 5 senatori al primo rinnovo, 2 al secondo e 2 al terzo.
Nei due secoli e mezzo di storia elettorale americana, il vantaggio competitivo dell'uscente garantisce un tasso di rielezione prossimo al 90 per cento, ma nei seggi aperti questo scudo si azzera, facendo scivolare la probabilità di mantenimento del seggio a una forbice ipercompetitiva dell'ordine del 50 per cento. Ne consegue che i modelli statistici indicano con buona probabilità una perdita di 2 seggi al Senato per il Partito Democratico.
Specularmente, sul fronte repubblicano, la difesa di ben 22 seggi è gravata da 7 seggi vacanti, bilanciati da 9 senatori al primo rinnovo, 4 al secondo e 2 al terzo. Anche per il Partito Repubblicano l'alto numero di seggi scoperti azzera il vantaggio dell'uscente, portando a una perdita stimata di 2 seggi.
Il saldo netto al Senato tende quindi a neutralizzarsi, congelando i rapporti di forza esistenti e rendendo probabile il mantenimento della maggioranza repubblicana.
Ma un elemento particolarmente significativo si consuma alla Camera dei Rappresentanti, dove l'impatto della recente sentenza della Corte Suprema nel caso Louisiana v. Callais riscrive radicalmente la geografia del voto.
Smantellando l'obbligo di considerare l'equilibrio razziale nel disegno dei distretti, la Corte Suprema ha dato via libera alla ridelimitazione dei collegi a metà decennio guidata dalle legislature conservatrici del Sud. Questo fattore altera i flussi statistici storici e indebolisce i Democratici nelle loro roccaforti.
Difendendo 215 seggi complessivi, gravati da 22 vacanti, 118 primi rinnovi, 45 secondi, 22 terzi e 8 più che plurimandatari, il Partito Democratico vedrà frammentarsi l'elettorato di colore nel Sud, portando le stime di perdita a circa 6 seggi netti.
Al contrario, il Partito Repubblicano, pur gestendo una ondata record di 30 seggi vacanti su 217 totali (con 124 primi rinnovi, 38 secondi, 17 terzi e 8 plurimandatari), vede la propria vulnerabilità in buona parte compensata dal nuovo disegno delle mappe.
La nuova geografia distrettuale tende a neutralizzare le perdite fisiologiche nei seggi aperti e dovrebbe
consentire al Partito Repubblicano un guadagno netto di 2 seggi complessivi. Ne consegue che, secondo questa analisi strutturale, il Partito Repubblicano appare favorito nel mantenere il controllo di entrambi i rami del Congresso.