Per Elly Schlein la leadership del centrosinistra val bene una messa. La segretaria dem più arcobaleno della storia è stufa dei rimbrotti di Graziano Delrio sulla poca attenzione ai cattolici nel Pd. Per questo motivo avrebbe deciso di avallare un tentativo di accreditamento diretto in Vaticano in grado di depotenziare anche il peso della mediazione della corrente cattodem.
La strategia dell'attenzione con Oltretevere è partita sottotraccia e si è manifestata in occasione dell'uscita dell'enciclica Magnifica Humanitas. Schlein ha rilasciato un lungo commento, sottolineando la concomitanza della firma con il 135° anniversario della Rerum Novarum. Nei sacri palazzi ha fatto un certo effetto leggere la segretaria, conosciuta finora per i balli scatenati sui carri del Pride, citare addirittura Leone XIII e la dottrina sociale della Chiesa.
Dietro l'esplosione di superlativi ("messaggio potentissimo", "parole chiarissime", "analisi lucidissima") nel commento di Schlein c'è una pianificazione che punta al colpo grosso: Leone XIV. Se il competitor interno per la leadership del centrosinistra Giuseppe Conte può contare su buone entrature con il segretario di Stato Pietro Parolin in virtù del comune legame con il "pensatoio" di Villa Nazareth, Schlein con chi le sta attorno, ha deciso di puntare più in alto. Lo scontro con Trump ha dato la convinzione al Nazareno di avere a che fare con un Papa "amico". Nulla di meglio per smentire chi le contesta, dall'interno, di non possedere una "cultura di governo". Le recenti parole benevole sulla Flotilla hanno incoraggiato quest'illusione. Schlein non dispone nel suo cerchio magico di figure avvezze alle sagrestie e così tocca ad alcuni "pontieri" fidati portare avanti il grande corteggiamento verso gli uomini vicini a Leone. Attivissimo in questa direzione è Marco Damilano, uno dei pochi cattodem proSchlein e per questo critico con gli altri cattodem. Non contento di essere già un riferimento del Pd in Rai, l'ex direttore de L'Espresso vorrebbe fare lo stesso Oltretevere. È stato lui lo scorso febbraio ad accompagnarla "in trasferta" nel tempio cattodem di Sant'Egidio.
Sin dopo l'elezione di Prevost il giornalista è stato avvistato dalle parti della curia agostiniana, l'ordine del Papa. Il suo interlocutore privilegiato vaticano, più volte ospite nel suo programma, resta però l'ambizioso don Mattia Ferrari, cappellano della ong Mediterranea caro a Bergoglio. Per lui domenica l'ex direttore si scomoderà fino a Concordia sulla Secchia in un evento vicino alla chiesa di cui è viceparroco. Don Ferrari porta in dote buonissimi rapporti con il cardinale Michael Czerny, il miglior amico di Prevost nel sacro collegio.
Il passepartout per le sacre stanze è un libro di recente uscita in cui Damilano sostiene la tesi della continuità assoluta tra Francesco e Leone.
Peccato che nel volume il giornalista abbia riservato giudizi al vetriolo per il network americano Ewtn News da cui Prevost pochi giorni fa è andato a pescare il nuovo prefetto della comunicazione vaticana, la presidente Montserrat Alvarad che prende il posto del cattodem Paolo Ruffini.