Erdogan, mani sui rettori e manette ai giornalisti

All'indomani del tentato golpe di metà luglio contro il capo dello Stato Recep Tayyip Erdogan, i governanti turchi avevano spiegato che lo stato di emergenza sarebbe stato adottato solo temporaneamente. Oggi appare evidente invece che più il putsch si allontana nel tempo e più pesante si fa il maglio governativo sulla società civile.

Lo stato di emergenza è stato prolungato oltre i tre mesi inizialmente previsti e il governo di Binali Yildirim continua ad adottare decreti per silenziare ogni forma di dissenso politico o culturale. Fra le novità delle ultime ore c'è l'attribuzione del potere di nomina dei rettori nelle mani del capo dello Stato. E ieri la polizia ha arrestato Murat Sabuncu, direttore del quotidiano Cumhuriyet, assieme a undici altri giornalisti suoi colleghi. L'accusa è la stessa che aveva portato lo scorso febbraio all'arresto dell'allora direttore Can Dundar: terrorismo. Sabato scorso il governo ha messo anche i sigilli ad altri 15 giornali considerati a vario titoli gulenisti o filo-Pkk. Gli arresti sono stati condannati dall'opposizione repubblicana (Chp), il cui leader Kenmal Kilicdaroglu ha visitato la redazione di Cumhuriyet in segno di solidarietà. Proteste ignorate dal presidente che ha promesso che presto il Parlamento valuterà se reintrodurre nel paese la pena di morte, «una forte richiesta del paese che non possiamo più ignorare». Il boia in Turchia ha smesso di lavorare nel 1984.

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