Ermini, Ferranti e le trame Pd per condizionare il Csm

Renzi accusa il vicepresidente di essere un falso moralista. E sull'ex dem tornata in toga: "Lei e David? Sovrapponibili"

Ermini, Ferranti e le trame Pd per condizionare il Csm

Le chat sono tutte uguali, ma alcune chat sono più uguali delle altre. Quelle di Matteo Renzi, secondo il gip di Genova che dà ragione ai pm di Firenze, si possono usare perché «non è corrispondenza» di un parlamentare, tutelata dall'articolo 68 della Costituzione, ma «meri documenti informatici, intesi in senso statico, dunque acquisibili» nell'ambito dell'inchiesta sui presunti finanziamenti illeciti alla Fondazione Open. Quelle di Luca Palamara idem, visto che dimostrano le trame tra correnti della magistratura di concordare incarichi, promozioni e carriere, decise altrove e su cui il Csm metteva solo la firma. Palamara è stato radiato dalla magistratura, chi gestiva il potere e le nomine no. Come il vicepresidente dell'organo di autogoverno della magistratura, quel David Ermini che Matteo Renzi ha brigato per piazzare nello scranno prestigioso e che oggi lo stesso ex premier accusa di fare «il moralista su Palamara anche se è stato eletto con quel metodo», ha detto Renzi l'altra sera a Nicola Porro parlando a Quarta Repubblica del suo ultimo libro Il Mostro. «Non mi ha querelato... - ha aggiunto - Sto aspettando che lo faccia così posso controquerelarlo e chiedergli i danni».

Cosa ha da nascondere Ermini? E con chi parlava (anche) Palamara? Per esempio con Donatella Ferranti, toga eletta col Pd per due legislature, già presidente della commissione Giustizia della Camera, poi tornata in magistratura. Le cui chat, però, sono meno uguali di quelle di Renzi e Palamara. Il plenum del Csm guidato dall'ex delfino di Renzi nei giorni scorsi ha deciso che sono irrilevanti le sue conversazioni captate da chi indagava su Palamara mentre era deputata. Si tratta di messaggi in cui il magistrato oggi in Cassazione decideva nomine e carriere di almeno tre colleghi. Sono talmente irrilevanti da non essere neanche trascritte negli atti del Csm, perché «prive di una effettiva ricaduta sulle funzioni svolte nella sede attualmente occupata dal magistrato». Dunque l'organo guidato da un ex deputato Pd (Ermini) ha deciso che le frasi di un altro ex eletto Pd (la Ferranti) erano ininfluenti. Ermini si è astenuto, ma d'altronde l'ex deputata non è stata mai indagata dai pm di Perugia né ha mai ha avuto un processo disciplinare.

Ma cosa lega la Ferranti a Ermini, oltre alla comune appartenenza politica? Chi li conosce dice che siano amici, molto amici, intimi. Secondo Renzi i due sarebbero addirittura «sovrapponibili». Insieme da deputati i due hanno firmato diverse proposte di legge, una a doppia firma sulla «sospensione del procedimento penale nei confronti degli irreperibili».

Quando uno si chiede perché votare i referendum del 12 giugno in questa storia ha tutte le risposte. È inevitabile separare le carriere di magistrati e giudici e di modificare le valutazioni sulle loro carriere, decise grazie a veti e accordi incrociati tra giudici e pm. «Cosa vogliamo di più? Quelle conversazioni tra la Ferranti e Palamara sono la rappresentazione plastica del patologico rapporto tra la politica e il Csm, una deviazione plastica dal principio della separazione dei poteri», si è lamentato inutilmente Nino Di Matteo davanti al plenum, dopo aver letto alcune delle conversazioni escluse, suscitando le rimostranze di alcuni consiglieri.

Piccola curiosità: da presidente in quota Pd della commissione Giustizia della Camera la Ferranti ha contribuito ad arenare il ddl che disciplina il rientro in carriera e che le avrebbe impedito di finire in Cassazione, una volta tornata in toga, anche se non ha mai prodotto una sentenza in vita sua, senza esami e senza concorsi. Cosa che poi è successa, ma solo grazie a una norma ad hoc che ha equiparato il segretario generale del Csm - la Ferranti lo è diventata sotto il regno di Nicola Mancino - a un giudice di Cassazione, tanto che Piercamillo Davigo al tempo definì la sua nomina «illegale» perché senza titoli: «L'aver fatto il segretario del Csm non vale per acquisire le funzioni di legittimità». Militare nel Pd nemmeno, eppure...

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